Polemica Saviano-Maroni: Loris Mazzetti rischia il posto

E alla fine, nel tritacarne della polemica tra Saviano e Roberto Maroni ci è finito lui: Loris Mazzetti. Quello che Michele Santoro, a Rai per una notte, presentò al pubblico dietro un recinto. D’altronde la sua storia professionale in Rai ha iniziato ad essere un cammino tortuoso a partire dall’editto bulgaro di Berlusconi, quando il premier epurò dalla televisione Biagi, Luttazzi e Santoro.

In proposito ricordiamo il suo intervento su Rai2, quando ad Anno Zero svelò aneddoti sulla vicenda di Enzo Biagi: allora il direttore di rete era Del Noce. Lo tempestavamo di telefonate e dopo la quinta telefonata lui continuava a rispondere “io devo capire, devo studiare…”. Alla quinta telefonata “Biagi si è un po’ scocciato e gli ha detto “io faccio televisione da quarantun anni. Se non hai ancora capito qual è la mia televisione vuol dire che sei un cretino.” E gli ha sbattuto giù il telefono”. Questa ormai è storia, ma dopo anni l’attuale capostruttura di Rai3 torna a far parlare di sé per via dei commenti espressi dopo la polemica tra Roberto Saviano e il ministro dell’interno Maroni. E a quanto pare stavolta rischia il posto.

Per me è in arrivo una nuova lettera del Cda Rai – dichiarazione che Chiara Paolin riporta sulle colonne del Fatto Quotidiano. – E se l’antifona della consigliera Bianchi Clerici (ex senatrice leghista, ndr) è indicativa, non ho molti dubbi sull’esito finale della vicenda.” E’ partito tutto dalla richiesta di Roberto Maroni di essere invitato alla prossima puntata di Vieni via con me per rispondere all’allarme che l’autore di Gomorra aveva lanciato a proposto della presenza della ‘ndrangheta al Nord e dei suoi contatti con la Lega. Mazzetti si era subito opposto a questa richiesta e anche ieri l’Ansa riportava una sua dichiarazione: “Nessun invito. Se crede quereli”. E proprio sull’invito del ministro ieri il Cda Rai ha affossato la questione, rimandando l’eventuale presenza di Maroni all’ultima puntata.

Certo è che il nodo centrale della vicenda è subito diventato la libertà di espressione. Se Il Giornale di stamattina, con Paolo Bracalini, accusava Fazio e Saviano di cavalcare l’onda del bavaglio altrui per cucirsene addosso uno ad hoc, Mazzetti risponde sul Fatto: “Non c’è proporzione tra gli spazi di cui dispone un ministro e un autore che fa un programma un mese all’anno. Questa è la verità e io non starò zitto”. Sulla vicenda si è espresso anche il segretario Pd Pier Luigi Bersani che ha dichiarato ironicamente: “Se il diritto di replica funziona così (il ministro Maroni) ne chiederà una decina la giorno”.

In ogni caso, in tutta questa storia, quello che non è andato giù sono stati soprattutto gli interventi del capostruttura di Rai3: prima sulle pagine del Fatto Quotidiano, poi in Tv su La7. Interventi che sottolineavano l’impossibilità di concedere a Maroni una replica al monologo di Saviano. A Mazzetti restano ora cinque giorni per replicare alle accuse che gli sono state mosse.

Ho a mio carico già più di dieci provvedimenti disciplinari con un totale di venti giorni di sospensione. Mi aspetto il peggio. Credevo di ricevere i complimenti per una trasmissione che ha fatto oltre 10 milioni di telespettatori, e invece ho ricevuto il benservito.”

Cristiano Marti

?