Usa, primo processo civile a un detenuto di Guantanamo

Dei 286 capi d’accusa per i quali era imputato, Ahmed Ghailani è stato riconosciuto colpevole solo di uno, nel primo processo civile a un detenuto di Guantanamo. Il processo, appena terminato a New York, si è concluso con una condanna a ad almeno 20 anni di prigione per “cospirazione ad arrecare danni o distruggere beni americani con esplosivo”.

Ghailani, 36enne originario della Tanzania era stato imputato per gli attentati del 1998 contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania, in cui furono uccise 224 persone, tra le quali 12 cittadini americani. Le accuse contro l’uomo erano state formulate già nel 2001, ma solo tre anni dopo, nel 2004, l’uomo fu arrestato e due anni dopo trasferito nel carcere di massima sicurezza di Guantanamo, al sud-est di Cuba.

Rispettiamo il verdetto della giuria – ha detto il portavoce del Dipartimento di Giustizia, Matthew Miller- e siamo compiaciuti perchè ora Ghailani dovrà affrontare un minimo di 20 anni di prigione e una potenziale sentenza di ergastolo per il suo ruolo negli attentati contro le ambasciate”.Nonostante le belle parole, la condanna rappresenta uno scacco per la nuova politica della Casa Bianca di far processare i detenuti di Guantanamo in un tribunale civile e non davanti a un tribunale militare.

Una delle testimonianze chiavi dell’accusa – quella di Hussein Abebe, l’uomo che aveva rivelato di aver venduto al terrorista l’esplosivo impiegato nell’attentato in Kenya- è stata esclusa dal giudice. Per il magistrato gli investigatori avevano ottenuto l’informazione da Ghailani quando era nelle mani della Cia, e quindi – come dichiarato dal suo avvocato- sottoposto a tortura. Il presidente Barack Obama e il segretario alla Giustizia Eric Holder avevano in mente di far processare nello stesso tribunale anche Khaled Sheikh Mohammed, presunta mente dell’11 settembre. Ma in questo caso, come in quello di Ghailani, il timore di molti esperti e funzionari federali è che le confessioni rilasciate dai detenuti durante la detenzione a Guantamo possano essere considerate inammissibili nel caso di un processo civile.

Annastella Palasciano