Bologna, Porcedda non paga: dal -4 in classifica all’incubo fallimento

Adesso la città di Bologna ha paura. Paura di un crollo ai margini del calcio che conta. A diciassette anni di distanza dal fallimento del 1993, la società emiliana si trova nuovamente alle prese con gravi problemi finanziari.

– 4 IN CLASSIFICA – Ieri, a seguito di una segnalazione della Co.vi.soc, il procuratore federale Stefano Palazzi ha deferito il presidente rossoblù Sergio Porcedda e l’amministratore delegato Silvino Marras. La sanzione è arrivata per il mancato pagamento dell’Irpef relativa agli emolumenti dei giocatori di maggio e giugno: il deferimento porterà alla penalizzazione di (almeno) 1 punto in classifica nell’attuale campionato.

Il guaio, però, è che Porcedda non ha ancora pagato ai propri giocatori gli stipendi di luglio, agosto e settembre. Ecco perché è in arrivo un secondo deferimento, il cui conto sarà ancora più salato: 1 punto di penalizzazione per ogni mese non pagato, per un totale di 3. Aggiunti alla penalizzazione per la questione Irpef, i punti diventano 4.

“E’ COLPA MIA” – Dopo una riunione fiume con i suoi soci, ieri, intorno all’ora di pranzo, l’imprenditore sardo si è recato dai Carabinieri per sporgere denuncia nei confronti di tre mediatori di un importante istituto di credito: Porcedda, infatti, sostiene di essere stato impossibilitato a pagare gli stipendi perché vittima di una truffa da parte dei tre funzionari.

All’uscita dalla Caserma, il presidente rossoblù ha spiegato: “Sono venuto meno alla parola data per un motivo ben specifico, ed è per questo che sono venuto qui. Sono cose che capitano nella vita. Ma non diamo le colpe agli altri: la colpa è sempre mia“.

MENARINI: “NUOVO PROPRIETARIO O FALLIMENTO” – In serata, Renzo e Francesca Menarini (ex proprietari del club ed ora soci di minoranza al 20%) hanno indetto una conferenza stampa per spiegare le proprie ragioni: “Il rischio di fallimento per il Bologna esiste – ha spiegato l’ex presidentessa –. Siamo in difficoltà anche noi nei confronti di Porcedda, non solo i giocatori. Abbiamo avuto zero. Sia sui capitali, sia per il subentro delle fidejussioni. Doveva subentrare nelle nostre fidejussioni, depositate in Lega per 10 milioni, già a luglio“.

Potevamo denunciarlo per inadempienza – ha continuato la Menarini –, non lo facemmo nella certezza e poi nella speranza che le dilazioni fossero dovute solo a difficoltà temporanee. Ora non lo faremo per il bene del Bologna e della città. Ma è chiaro che una soluzione non traumatica può arrivare solo dall’ingresso di nuovi proprietari o nuovi soci“.

Noi non torneremo in sella alla società – ha chiarito, in maniera decisa, il padre Renzo –. Non ci sono clausole per un ritorno del bene anche se questo non viene pagato. Faremo il possibile e anche di più per la ricerca di soluzioni non traumatiche che consentano di uscire da questa crisi. Prima che per il nostro interesse, per il bene del Bologna“.

Pier Francesco Caracciolo