Cina, un anno di lavori forzati per un messaggio su Twitter

Cheng Jianping, una donna cinese di 46 anni è stata condannata ad un anno di lavori forzati per aver inoltrato un messaggio di Twitter che conteneva un commento ironico nei confronti dei nazionalisti anti-giapponesi. La storia della donna, attivista per i diritti umani, è stata raccontata da Amnisty international.

All’origine della vicenda c’è il messaggio satirico che il marito della donna Hua Chunhui, le aveva inviato tramite Twitter. Nel tweet si invitavano ironicamente i giovani nazionalisti anti-giapponesi, per fare un gesto davvero significativo, ad attaccare il padiglione nipponico dell’Expo di Shangai con un areo. Una cosa impossibile dato lo stretto cordone di sicurezza che protegge l’evento. Chen Jianping aveva allora inoltrato il messaggio a un amico, aggiungendo il commentoForza, giovani arrabbiati!”.

A seguito di quell’evento, i due sposi sono stati fermati dalla polizia che ha rilasciato Hua Chunhui dopo cinque giorni, ma ha condannato la moglie ad un anno in un campo di lavoro per “attentato all’ordine pubblico“.  La “giustizia” cinese infatti prevede che un cittadino possa essere rinchiuso nei cosidetti “laogai“, i campi di lavoro cinesi, fino a un massimo di quattro anni, senza un regolare processo.

“Condannare qualcuno a un anno di lavori forzati – ha dichiarato Sam Zarifi, direttore del braccio Asia-Pacifico di Amnisty International- senza un regolare processo, per aver inoltrato osservazioni chiaramente satiriche via Twitter, dimostra quale livello di repressione vi sia in Cina sulla espressione online”.

All’origine di una così dura condanna ci sarebbe anche il tentativo di colpire duramente i coniugi, attivisti per i diritti umani. “Il governo -ha detto Hua Chunhui- vuole fare di noi un esempio per gli altri. Al governo non piacciono azioni. Su Twitter noi comunichiamo con altri attivisti cinesi e su Twitter abbiamo festeggiato il premio Nobel a Liu Xiaobo”.

Annastella Palasciano