Da Perugia alla rete: il perchè della marcia indietro di Fini

Non aveva l’appeal di Perugia. Non la scioltezza aggressiva che ha entusiasmato migliaia di giovani il 7 novembre a Bastia Umbra, quando il popolo dei finiani aveva finalmente stappato spumanti per la rottura definitiva con Berlusconi e il Pdl. Al contrario, lo sfondo del video messaggio, quell’atmosfera ingessata e silenziosa sono sembrati più una frenata cerebrale al plebiscito di urla e acclamazioni che Gianfranco Fini ha riscosso nel giorno di chiusura della convention di Futuro e Libertà.

La pagina di Berlusconi e del Pdl per noi si è conclusa. Avanti così non si può andare. Se aprirà la crisi sarà la vera svolta del predellino”. Così parlò Gianfranco dal palco di Bastia Umbra. E proprio rileggendo quelle parole il video messaggio di ieri è suonato ad un certo punto come una corda di violino che si spezza all’improvviso: “C’è una destra che è cosciente del grave momento in cui si sta trovando il nostro paese. Un momento che deve essere affrontato da tutti all’insegna della massima responsabilità. In primis la responsabilità di chi ha avuto l’onore e l’onere di governare e deve onorare quell’impegno attraverso un’agenda di governo. Vedremo nei prossimi giorni che cosa accadrà.”

Eccolo qua il “passo indietro”: dall’annuncio del temporale politico ad un cauto riferimento al “sereno variabile”. E se Benedetto Della Vedova, vice capogruppo Fli alla Camera, si è affrettato a negare qualsiasi ipotesi di retromarcia emerse da più parti, qualche finiano mormora “Non potevamo restare con il coltello fra i denti per un altro mese, dovevamo allentare la tensione”. Già, perché la crisi sta diventando una questione di nervi e le continue incursioni del Premier al centro sembrerebbero iniziare a dare i suoi frutti: per oggi si attende il rientro del liberaldemocratico Aldo Grassano in maggioranza, nell’Alleanza di Centro di Francesco Pionati, il quale si è detto pronto a votare la fiducia in cambio di un incarico di governo. Fra gli stessi finiani, poi, in vista del 14 dicembre non si respira aria di compattezza. Due parlamentari di Futuro e Libertà, secondo quanto rivela un Pdl a Repubblica, hanno già assicurato che non voteranno la sfiducia a Berlusconi.

E’ forse la possibilità di un cedimento della pattuglia di Fli ad aver spinto Gianfranco Fini ai toni timidi e quasi concilianti del messaggio ai suoi elettori? Certo è che, per come fino a ieri si muovevano gli eventi, il discorso di ieri è sembrato strano a molti. Tanto che, come riporta oggi Libero, in Transatlantico erano in tanti a mormorare: “Ma come, gli dice di andare avanti quando a Perugia gli aveva chiesto di dimettersi?”.

Insomma, muoversi fra le logiche dell’ultima mossa del Presidente della Camera sembra essere cosa assai ardua. C’è chi invece avanza motivazioni “istituzionali” alla marcia indietro di Fini: Carmelo Lopapa, dalle colonne di Repubblica, parla di un Napolitano preoccupato per un rischio di destabilizzazione. Arrabbiato per la calendarizzazione della sfiducia al ministro Bondi (29 novembre) che avverrà prima dell’approvazione della legge di stabilità.  Preoccupazione e rabbia che a quanto pare avrebbe espresso al telefono con lo stesso Fini.

Cristiano Marti

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