Bossi: niente elezioni senza le riforme

Gira ovviamente intorno ai sondaggi il braccio di ferro pre elettorale che sta accompagnando il Parlamento alla fatidica data del 14 dicembre, giorno in cui si voterà la mozione di sfiducia alla Camera e la Consulta si esprimerà sul legittimo impedimento. E ieri Umberto Bossi ha mostrato i muscoli davanti ai cronisti che gli chiedevano previsioni sulla prossima tornata elettorale: vinceremo noi, “avete dei dubbi?” E lo diceva forte dei sondaggi che Pdl e Lega hanno in mano in questi giorni, con un Berlusconi forte del 60% di gradimento fra gli italiani.

Tutto tranquillo, dunque? Niente affatto, perché i dati diffusi giovedì dall’Atlante Politico, dopo i sondaggi effettuati da Demos, mostrano tutto il contrario: se i giudizi positivi sull’esecutivo sono ancora in flessione, pur restando intorno al 30% di settembre, l’indice di gradimento del Premier è sceso ancora di 5 punti (ora è al 32,4%). Non sono passati inosservati, quindi, gli ultimi scandali a “luci rosse” che hanno coinvolto l’inquilino di Palazzo Chigi: il caso Ruby, la protesta degli uomini della scorta, stanchi di fare da body guard a ragazze che entrano ed escono dalle sue residenze.

Eppure il Senatùr resta convinto del fatto suo. Forse perché, sempre secondo Demos, quasi il 50% degli intervistati ritiene ancora possibile una vittoria del centro destra. Oppure perché il Pd resta incollato ad poco promettente 24,8% nelle intenzioni di voto. O forse semplicemente perché deve parlare da uomo di governo e far sapere ai suoi elettori che il programma della Lega andrà avanti con questo o col prossimo esecutivo. Sì, perché il Carroccio sta con Berlusconi fino a quando non verranno fatte le riforme, come lo stesso Bossi ha detto ai giornalisti della Camera. E alla domanda su una possibile data per le prossime elezioni, Bossi risponde: “Vediamo quando saranno fatte le riforme”.

Insomma poco importa come si evolverà la crisi di governo. Per il leader della Lega l’unico metronomo che detterà i tempi di questo governo è quello del federalismo. D’altronde il Carroccio resta l’unico partito che può permettersi di non fare i conti per il futuro: con una proiezione di voto al 10,4%, anche se in leggero calo rispetto a settembre, resterebbe sempre la terza forza in Parlamento, e chi sventola la bandiera del Sole delle Alpi è convinto di poter essere determinante anche nella prossima legislatura. Chiunque sia il prossimo premier: “Tremonti sarebbe un ottimo presidente del Consiglio – ha detto ieri Roberto Maroni – ma non prima delle elezioni.” Ecco, appunto.

Cristiano Marti