E Silvio chiamò Mara: non mi lasciare

Ricorda un po’ gli abusati plot delle telenovelas sudamericane la vicenda politica del ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, che – attaccata e contestata da colleghi e presunti amici – avrebbe deciso di gettare la spugna per dimenticare tutto. Fino all’intervento del Cavaliere buono, capace di  rimettere ogni cosa a suo posto e di riportarla nella giusta prospettiva.

Accade così che la Carfagna – stufa di incassare anatemi da parte del coordinatore del Pdl in Campania, Nicola Cosentino, e dei presidenti delle Provincie di Napoli e Salerno, Luigi Cesaro e Edmondo Cirielli (con i quali ha molto polemizzato sulla faccenda dei termovalorizzatori) – mediti di abbandonare l’agone politco e di chiudere l’esperienza col governo e col Pdl.

Una notizia catastrofica per il presidente del Consiglio che ieri, appena atterrato a Lisbona – dove parteciperà al vertice Nato – ha preso il telefono per verificare di persona la gravità della situazione e la veridicità della presunta “tegola” (l’ennesima) che gli starebbe cadendo addosso. I testimoni riferiscono che la chiamata sarebbe durata oltre un’ora, tanto da impedire a  Berlusconi di presenziare all’apertura dei lavori. “E’ stata colpa degli ingorghi dovuti a file di aerei, determinate da ragioni di protocollo” spiegheranno poi da palazzo Chigi, ma in molti sospettano che il forfait del presidente sia stato piuttosto causato dalla lunga telefonata con la bella Mara.

Non ce la faccio più ad andare avanti così – avrebbe confessato il ministro al premier – Ogni giorno subisco uno stillicidio di attacchi. Cirielli ha messo nelle cassette delle lettere dei deputati veline contro di me. Addirittura siamo arrivati alle comiche, con la Mussolini che mi fotografa in aula assieme a Bocchino e parla di ‘scoop'”.

“Sui termovalorizzatori in Campania – avrebbe aggiunto Mara Carfagna – io ho proposto la mia soluzione; ho detto che andavano tolti ai presidenti delle Province per affidarli ai Comuni ed ecco non solo che mi accusano di volerli dare in gestione alle città governate dal Pd, ma addirittura La Russa mi dice che l’ho fatto perché ho un problema con Cirielli e Cosentino. Ma ti sembra giusto?”.

Una cascata in piena, che ha investito il presidente del Consiglio. Il quale ha sentito il bisogno di rassicurarla, di confortarla come un amorevole papà (o papi?): “Hai ragione su tutto – avrebbe detto il premier alla Carfagna – Ma non voglio che tu faccia passi indietro. Aspetta il mio ritorno, affronterò personalmente la situazione appena rientrato a Roma e certamente la prossima settimana ci vedremo per parlarne di presenza. Ma serve unità in un momento così delicato – avrebbe insistito Berlusconi – per piacere, questo è il momento in cui bisogna cercare di non mostrarsi divisi“.

Una preghiera con la quale Silvio Berlusconi sarebbe riuscito a strappare alla responsabile delle Pari opportunità una promessa importante: “Sono amareggiata ma ho la coscienza a posto – avrebbe risposto la Carfagna –  Non ti preoccupare, non farò nulla per metterti in difficoltà. Non passerò mai in un altro partito, piuttosto mi dimetto da parlamentare”. Promesse di mielosa fedeltà che rendono inevitabile il rimando alla seconda puntata.

Maria Saporito