Eni accusata di truffa in Kazakhstan

Nuove accuse di frode nei confronti dell’Eni in Kazakhstan.

Astana è di nuovo all’attacco verso l’azienda italiana, stavolta per una presunta truffa milionaria.

È soltanto una delle tante accuse verso il North Caspian Operating Company, il consorzio incaricato di sviluppare Kashagan, di cui fa parte anche la compagnia italiana, e probabilmente si tratta della solita tattica già utilizzata da Astana in passato per fare pressing sulle aziende straniere e accaparrarsi così l’esclusiva sui ricchi giacimenti del Paese, ma stavolta si tira in ballo direttamente l’Eni.

Già mercoledì alla North Caspian Operating Company era stata notificata una multa da 35mila dollari per il presunto sterminio di 700 gabbiani.

Venerdì però l’accusa è diretta verso l’Agip Kco ed è molto più grave: l’azienda italiana è sospettata di una frode da 110 milioni di dollari per aver dichiarato una spesa doppia di quella reale per la costruzione dell’impianto di trattamento di gas e petrolio di Bolashak, compensandola successivamente, sulla base dei contratti di Production sarin agreement, con il prelievo di una maggiore quantità di idrocarburi.

La notizia è riportata dall’agenzia di stampa Kazinform,che cita la dichiarazione del capo-dipartimento della polizia tributaria del Kazakhstan Adil Abylkasymov durante un convegno.

“È in corso un’inchiesta penale a carico dell’Agip” – avrebbe detto Adil Abylksamymov –  “Investitori senza scrupoli hanno sovrastimato le loro spese reali. I loro sono pseudo-investimenti. Non solo sono caduti nell’evasione fiscale, ma hanno anche commesso un furto ai danni dello stato”.

Per l’ufficio legale dell’Eni è una storia vecchia e da San Donato diramano l’ultima nota semestrale al bilancio per confermare i sospetti sulla natura strumentale di questa notizia d’agenzia che richiama fatti di tre anni fa sui quali si sta da tempo cercando un accordo.

“Nel novembre 2007 – si legge nell’ultima relazione semestrale – il General Prosecutor del Kazakhstan ha comunicato alla società Agip Kco Nv l’avvio di un’indagine per la verifica di ipotesi di frode in merito all’assegnazione avvenuta nel 2005 di un contratto di appalto con il consorzio Overseas International Constructors GmbH. Nell’aprile del 2010, l’ufficio inquirente ha proposto un accordo sulla vicenda che è all’esame delle parti indagate”.

In realtà i problemi sembrerebbero di natura preminentemente politica.

Alla fine della prima fase dei lavori del consorzio, infatti, toccherà a Shell subentrare ad Eni e ciò porterà ad una grossa riduzione degli occupati (quasi tutti locali): questa prospettiva sta creando tante avversioni del governo locale verso la stessa azienda italiana e forti spinte ad una rivalutazione di Astana nel consorzio, visto l’aumento di occupazione (locale) che avrebbe promesso.

Le pressioni locali affinchè Astana abbia una quota maggiore nel consorzio sono state tante fino ad ora e il malumore nazionale verso il governo per i quasi 20mila addetti che con l’inizio della seconda fase rimarranno senza lavoro sono in continuo aumento.

Ad oggi, del consorzio Kashagan fanno parte, con una quota del 16,81% ciascuna, KazMunaiGas, Royal Dutch Shell, ExxonMobil, Total ed Eni, mentre ConocoPhillips e Inpex detengono, nell’ordine, l’8,4% e il 7,56%.

Marco Notari