Feltri già a luglio scriveva della “ndrangheta a Milano”

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“Ndrangheta, 15 arrestati Maroni: “Erano infiltrati negli appalti per l’Expo“, era titolo del Giornale della famiglia Berlusconi capitanato da Feltri a scrivere della Ndrangheta a Milano già a luglio di quest’anno, precisamente il 1 luglio.

Le mani della ‘ndrangheta su Milano. In un maxi blitz la polizia ha sgominato un’imponete rete legata alla cosca dei De Stefano e responsabile del giro di usura nel capoluogo lombardo. Arresti e perquisizioni a tappeto nei confronti dell’organizzazione mafiosa sono stati messi a segno questa mattina mettendo sotto sequestro immobili per ben otto milioni di euro. Plauso del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che parla di “un’azione straordinaria” contro “le infiltrazioni nell’Expo 2015”. Recita l’articolo ancora che ancora oggi è possibile leggere nell’archivio online de Ilgiornale.

Ma non solo, secondo il Giornale il clan interessato dagli arresti, opera dagli anni settanta nel capoluogo lombardo e nell’hinterland.

L’articolo fa riferimento anche alle intercettazioni che sono state la base delle indagini che hanno permesso l’arresto.
Ma chi è quello che ti spiana la strada, il tuo padrino politico? Chi è il politico?”.In una telefonata intercettata del 20 marzo 2009 una conversazione viene intercettata, si parla di “un aiuto per essere eletto alle prossime elezioni amministrative, informandolo di essersi candidato al Comune di Cormano nelle file di Forza Italia (Pdl). Circa un mese dopo, nel corso di un’altra telefonata, spiega che “un paio di famiglie calabresi mi danno una mano, vediamo di fare un pò di numeri che entriamo in un buon giro anche politico“. In una conversazione del 27 aprile 2009 poi uno degli arrestati si vanta anche, spiega il gip, di “essere molto vicino all’attuale presidente della Provincia di Milano Podestà“.

Maroni allora non si offese, non minacciò querele, si limitò a dire: Tutto è nato negli anni Settanta con il famigerato istituto del Soggiorno obbligato che la Lega per prima denunciò. Vedeva il rischio di infiltrazioni che poi ci sono state”.Il 19 luglio il titolo era invece: ’Ndrangheta, ora rischiano di saltare i primi politici.
L’articolo si riferisce ad Angelo Ciocca.
Ma vediamo che il Giornale scrive: Ciocca, 35 anni, enfant prodige cresciuto a pane e Lega, passa in pochi anni da assessore ai lavori pubblici nel comune di San Genesio, nel Pavese, al consiglio provinciale al Pirellone (sempre in quota Carroccio) dove entra nella primavera scorsa con quasi 19mila voti. Il nome di Ciocca (che non è indagato) compare nelle carte dell’inchiesta dei carabieniri e della Dia. Il consigliere regionale viene fotografato in compagnia di Pino Neri, all’epoca capo della ’ndrangheta lombarda. Una frequentazione che non è affatto piaciuta al partito. Oggi, infatti, lo stato maggiore del Carroccio si riunirà in via Bellerio – alla presenza di Umberto Bossi – per decidere il destino politico del consigliere regionale.

Il secondo politico è Massimo Ponzoni, il Giornale scrive:
Massimo Ponzoni, l’ex assessore all’Ambiente del Pirellone. Dopo aver rinunciato al ruolo di coordinatore del Pdl a Monza e in Brianza e al posto in giunta, Ponzoni resta nella bufera. Il giudice l’ha definito «parte del capitale sociale dell’organizzazione» criminale, è indagato per bancarotta e corruzione dai magistrati di Monza, e sempre dalla procura di Monza potrebbe arrivare altre tegole. E tutto questo non è sfuggito ai vertici del partito. L’invito è a sospendersi è arrivato dal coordinatore regionale Massimo Corsaro, «perché purtroppo non è la prima volta che il suo nome finisce in un’inchiesta». Ponzoni, però, non vuole fare altri passi indietro. «Non ci penso neppure».

Ricordiamo che oggi lo stesso Feltri sul suo Giornale ha iniziato la raccolta delle firme contro Saviano, colpevole per di aver parlato della mafia a Milano.
Prima di lui ne avevano parlato La Padania già nel 1996, Il fatto quotidiano di Travaglio già nel luglio scorso, Repubblica, l’Espresso e non solo questi.
Chissà perché se a parlarne è Saviano fa tanto strano invece.

Matteo Oliviero