Lombardo si difende: non conosco mafiosi e non mi dimetto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:47

Il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, ha ieri convocato una conferenza stampa-fiume (durata oltre due ore) per scandire la sua ferma autodifesa contro le accuse che lo indicano come “amico” dei mafiosi. Su Lombardo, infatti, la Procura di Catania sta indagando, ipotizzando un suo concorso esterno in associazione mafiosa (la stessa accusa mossa e riconosciuta a Marcello Dell’Utri) e la consumazione di frequentazioni “particolari” (e imbarazzanti) che avrebbero agevolato le sue fortune politiche nell’isola.

Ma il presidente della Sicilia non ci sta e – in attesa di essere convocato e ascoltato dai magistrati – ha voluto fornire la sua realtà dei fatti ai giornalisti: “Si vuol punire il Movimento per l’autonomia, che non è alleato con il premier – ha iniziato Lombardo – si vuole far prevalere la parte politica a me avversa. Sono vittima di un’aggressione mediatica senza precedenti, alla quale non sono estranee le decisioni assunte nella formazione della mia nuova giunta e le scelte fatte a livello nazionale dall’Mpa: abbiamo dimostrato – ha aggiunto il governatore – che si può amministrare anche senza il Pdl“.

Se la prende, Lombardo, con i “nemici” politici che – a suo dire – avrebbero orchestrato un disegno comune, teso a far cadere il suo quarto governo regionale. Un piano organizzato per ribadire la centralità del Pdl che in Sicilia è stato lasciato fuori dalla giunta regionale, capace (per il momento) di garantire la co-abitazione di autonomisti, democratici, centristi, “finiani” e “rutelliani”. Un “laboratorio” politico che, secondo la tesi sostenuta dal governatore Lombardo, starebbe impensierendo i “pezzi grossi” della maggioranza nazionale.

Da qui è partita la sua serrata autodifesa, volta a sbugiardare quanto riferito dal collaboratore di giustizia, Maurizio Avola, che ha fornito dettagli su alcuni presunti incontri tra il presidente della Regione Sicilia ed esponenti della criminalità organizzata. “Non ho mai preso soldi dalla mafia per finanziare una campagna elettorale – ha giurato Lombardo – Qualche mano di troppo l’ho stretta, ma gli incontri che ho avuto con alcune delle persone i cui nomi sono nell’inchiesta di Catania sono stati casuali e non voluti“.

Ad esempio quello col boss Rosario Di Dio, che si sarebbe consumato in tempi non sospetti, quando cioè Di Dio era sindaco di Castel di Iudica. “Conosco questo signore – ha detto Lombardo – perché nei primi anni ’90 è stato consigliere comunale, assessore e anche sindaco del comune di Castel di Judica. L’incontro notturno raccontato nelle intercettazioni è avvenuto fortuitamente nel distributore di benzina gestito dal Di Dio”.

“Era il sabato prima del voto per le Europee – ha ricordato il presidente della Sicilia – era l’una di notte e il suo era l’unico distributore aperto. Sono entrato, ci siamo incontrati e abbiamo parlato, ma non sono andato lì per trovarlo o per chiedergli alcunché. Non correvo alcun rischio per l’elezione, non dovevo scavalcare – ha precisato Lombardo – nessun altro candidato”.

Anche la conoscenza di Vincenzo Basilotta, imprenditore edile colluso con la mafia, sarebbe del tutto casuale. E prescinderebbe da presunte “opportunità” politiche, dal momento che Basilotta altri non è se non il suocero di un consigliere comunale di Castel di Judica, Gaetano Anastasi, confinante col terreno del governatore in campagna. “Anastasi – ha ripreso Lombardo – mi viene spesso a trovare in campagna e un paio di volte ha portato con sé anche il suocero. Ho parlato, ho stretto qualche mano – ha assicurato – ma non ho festeggiato a braccetto con lui”.

Ha smentito, invece, categoricamente di conoscere il boss catanese Vincenzo Aiello: “Non ho idea di chi sia questa persona – ha assicurato ai giornalisti – non gli ho mai chiesto un voto né un euro. Se un dare avere c’è stato certamente non ha interessato me”. E il presunto contatto con il boss ennese, Raffaele Bevilacqua? Il governatore dei siciliani ha spiegato che si è trattato di un gesto di pietas umana. “Venne a casa mia a Catania una mattina con Salvatore Bonfirraro – ha ammesso l’animatore dell’Mpa – Se avessi voluto incontrarlo di nascosto non gli avrei dato appuntamento alle otto di mattina a casa mia, che a quell’ora è molto trafficata da gente che va al mercato”.

“Bevilacqua – ha continuato il governatore – mi pose un problema umano grave, quello del figlio che aveva presentato una domanda per lavorare all’aeroporto. Figlio che poi non fu assunto. Io, se posso aiutare il figlio di un uomo che ha questa storia, anche per sottrarlo dalla tentazione di seguire una brutta strada – ha spiegato il filantropico presidente della Sicilia – lo faccio. Oggi non lo farei più”.

Questioni di umanità, dunque, e di pura casualità che hanno spinto il roccioso presidente della Sicilia a rimarcare a favore di microfoni e taccuini la sua indisponibilità a farsi da parte: “Non mi pongo neppure – ha affermato – il problema delle dimissioni“. E le distanze dal presidente del Consiglio si accorciano inaspettatamente.

Maria Saporito

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!