Vauro, il “Farabutto” della satira che racconta e commuove

Il vignettista più dissacrante del piccolo schermo torna in libreria con “Farabutto – Dichiarazioni di amore molesto“. Un concentrato di pensieri, parole e disegni (edito da Piemme) partorito per raccontare un’Italia in caduta libera, fotografata da un Vauro che nulla dimentica e nulla vuole tacere. Il “toscanaccio” che incanta i telespettatori di Miche Santoro (molti aspettano la conclusione del programma solo per gustare i suoi tratti irriverenti) ha presentato ieri a Roma, alla libreria “Feltrinelli” di piazza Colonna, il suo ultimo testo. Spalleggiato e festeggiato da Barbara Alberti e da Curzio Maltese.

La poesia non si commenta – ha esordito la scrittrice – e per questo fatico a trovare parole che possano accompagnare alla scoperta di questo libro, che certamente fa ridere, ma a me ha fatto molto piangere. Vauro in tutte le sue opere – ha continuato la Alberti – mi trapassa il cuore e mi consola con la sua pietosissima violenza“.

Farabutto – ha ripreso la giornalista – è il diario degli orrori di ogni giorno che scalzano quelli del giorno prima. E’ l’opera di un uomo disgraziato – ha scherzato la scrittrice – perseguitato da troppi talenti, quello dello scrivere (sia saggi che romanzi) e del disegnare”.

Per il giornalista di “La Repubblica“, Curzio Maltese, la presentazione del libro di Vauro è il pretesto ideale per approfondire un’analisi (impietosa) sul quadro nazionale. “Berlusconi – ha notato – ha impigrito i giornalisti e anche la satira. Ha abbassato il livello perché scrivere male di lui o prenderlo come bersaglio della satira è facilissimo. Ogni giorno dice qualcosa di abnorme e se dovessimo concentrarci sui suoi difetti fisici – ha continuato Maltese – ne ha talmente tanti che non è possibile non accorgersene”.

Per questo il giornalista ha espresso la sua netta preferenza per il Vauro che riesce a visitare le tragedie (prima tra tutte la guerra), dando un calcio alla “spaventosa autocensura” che soffoca il Paese. “I tratti di Vauro – ha spiegato Maltese – sono ancora splendidamente anni ’70. Ha mantenuto quei valori che mi permettono di definirlo un comunista sereno. Queste libertà, queste esagerazioni da anarchico, da senza contratto che lui si permette – ha rimarcato – sono gli spazi di libertà di cui il nostro Paese ha bisogno”.

“L’allegria – ha concluso la firma de “La Repubblica” – non è solo nel senso dell’umorismo, ma anche nella libertà, nella possibilità di guardare il mondo in modo ampio, non condizionato”.

E il “farabutto”? “La libertà – ha scandito il vignettista – finisce nell’assenza di racconto. Ci troviamo nel pieno di quel ‘Fascismo spensierato’ lucidamente prefigurato da Pier Paolo Pasolini; un regime in cui le paillettes hanno preso il posto delle camicie nere. La mancanza di immaginazione ha partorito mancanza di scelta e incapacità critica, incapacità cioè – ha spiegato lo scrittore – di elaborare un giudizio severo su ciò che sta accadendo”.

Ci stanno sottraendo – ha amaramente osservato Vauro Senesi – la capacità di produrre idee. Viviamo in una società densa di ostilità stupida”, che ci spinge a guardare con sospetto chiunque sia diverso o lontano dalle nostre convinzioni. Ma non lui, che si è definito “curioso” per vocazione e smanioso di esplorare qualsiasi cosa. Tranne approfondire la conoscenza dei politici: “Ad ‘Annozero’ – ha raccontato – mi chiamano Speedy Gonzales perché mi siedo in studio un attimo prima che si accendano le luci e vado via appena i riflettori si spengono. Lo faccio per evitare di incontrare i politici perché – ha confessato l’incontenibile vignettista – mi stanno veramente sui coglioni!”.

Maria Saporito