Berlusconi verso un nuovo partito: senza la Carfagna e lontano da Fini

La trasferta portoghese del presidente del Consiglio ha recato con sé amare novità. Se il viaggio di andata del premier è stato, infatti, segnato dalla lunga telefonata intercorsa con Mara Carfagna – fiaccata dagli scontri con la nomenclatura campana del partito (Nicola Cosentino tra tutti) – quello di ritorno è stato “marchiato” dall’estrema conseguenza partorita dall’amarezza del ministro.

La notizia che la bella Mara sia intenzionata a dimettersi sia dal suo incarico governativo che dal Pdl, infatti, ha raggiunto Silvio Berlusconi quando si trovava sull’aereo che lo stava riportando a Roma. Una pugnalata per il Cavaliere, che solo poche ore prima aveva pregato la responsabile delle Pari opportunità di pazientare e attendere fiduciosa il suo intervento. Di più: il presidente del Consiglio aveva talmente sottovalutato la faccenda che, nel corso della conferenza stampa indetta a conclusione del vertice Nato a Lisbona, aveva pregato i giornalisti di non destinare troppa attenzione allaffaire Carfagna, convinto di poter risolvere la questioni senza troppi intoppi.

Il Cavaliere, insomma, si era illuso che quelle del ministro delle pari Opportunità fossero solo le “resistenze” di una giovane intransigente, insolentita dal modus operandi del coordinatore del Pdl in Campania (Cosentino appunto) e dalle maniere forti ostentate dai presidenti delle Province di Napoli e Salerno. Quasi uno scontro generazionale (tra i più “scafati” amministratori campani e la giovane Mara) che il Cavaliere credeva di poter risolvere facilmente, rincarando la dose di rassicurazioni da destinare alla sua “pupilla”.

Salvo contrordini dell’ultim’ora o clamorose smentite, però, così non sarà e Berlusconi, dopo la “dipartita” politica di Mara Carfagna (che ha comunque assicurato che voterà la fiducia in Parlamento il 14 dicembre), avrà nuove gatte da pelare. Qualora il suo esecutivo, infatti, uscisse promosso sia dal Senato che dalla Camera, il premier dovrà riprendere in mano la situazione e tentare di rinsaldare una squadra che giorno dopo giorno rischia di sgretolarsi, lasciando per strada “pezzi” importanti.

Per non parlare del rapporto con i “finiani“. Il Cavaliere sembra sempre più orientato a tranciare ogni possibile rapporto con il partito-movimento del presidente della Camera. Ancora ieri, ai giornalisti convocati a Lisbona ha detto: “Il ritorno agli elettori non ci fa paura perché otterremo la maggioranza sia alla Camera sia al Senato anche solo con una coalizione di vero centro-destra“, lasciando intendere che in tale coalizione non c’è possibilità di rintracciare presenze “futuriste”. Concetto ripreso dal ministro Ignazio La Russa, che ha rincarato: “Puntiamo a una maggioranza non di quantità ma di qualità“. E dunque “orfana” di potenziali traditori o cambia-casacca.

E i beninformati si sbottonano, annunciando novità anche sul fronte delle “etichette”. Secondo quanto trapelato, infatti, Berlusconi starebbe valutando l’opportunità di cambiare nome al suoi partito, liberandosi da quel Pdl che, inevitabilmente, gli suggerisce il ricordo molesto dello schieramento co-fondato con Gianfranco Fini. “Ormai il Pdl sapete che vuol dire? – avrebbe detto Berlusconi ai suoi – Partito delle liti!“. Una sigla malaugurante, di cui il presidente del Consiglio vorrebbe presto sbarazzarsi per aprire a una nuova fase: quella del berlusconismo-bis che sopravvive al declino del berlusconismo. Un’Araba Fenice, risorta dalle sue ceneri.

Maria Saporito