F1, Jean Todt pretende più sorpassi

Lo spettacolo offerto nell’ultima gara del campionato 2010 ha lasciato basiti molti. In un circuito modernissimo, circondato da impianti futuristici ed hotel lussuosi, le vetture di Formula uno sfrecciavano incolonnate una all’altra, senza la minima possibilità di sorpasso. Clamoroso il caso di Lewis Hamilton che con una Mclaren tra le più veloci in pista non è mai riuscito a sorpassare la Renault di Kubica, ed ancora più grave la disfatta di Alonso determinata in gran parte dall’impossibilità di sopravanzare il russo Petrov. In pratica, nel Gp di Abu Dhabi i sorpassi sono mera utopia e lo spettacolo si basa solamente sull’avveniristica scenografia dell’autodromo. Più che comprensibile e condivisibile quindi la rabbia di spettatori ed appassionati, che chiedono da tanti, troppi anni, un deciso cambio di tendenza.

Ma se Bernie Ecclestone, capo della FOM, pare non voler dar peso a queste lamentele, pianificando il futuro del circus in base al profitto personale, il presidente della FIA Jean Todt sembra deciso a smuovere le acque per iniziare un cambiamento rivolto a aumentare lo spettacolo in pista: “Abbiamo bisogno di favorire i sorpassi. Ad Abu Dhabi la situazione è stata impossibile. D’ora in poi, prima di omologare un circuito, valuteremo il suo potenziale di spettacolo, oltre che i livelli di sicurezza.” Una idea semplice, ma comunque importante. Se infatti nel prossimo consiglio mondiale della FIA verrà approvata tale idea, tutti i circuiti del calendario avranno una schedatura rivolta esclusivamente alle possibilità di sorpasso in pista.

Un piccolo fatto che però darebbe un importante risalto e sottolineerebbe la mancanza critica di emozioni durante la gara. Inoltre, la Federazione sta sempre di più pensando ad una vera rivoluzione della F1 nel 2013, con radicali cambi di regolamento e nuove motorizzazioni più inclini al risparmio e riciclo di energia. Tanti tasselli da mettere nel posto giusto, per ridare un nuovo volto ad uno sport bellissimo troppe volte rovinato dai giochi di potere e dal schiavismo dei soldi. Non ci resta che sperare.

Riccardo Cangini