Sanità: liste d’attesa troppo lunghe per visite ed esami

Dati allarmanti per la sanità pubblica in Italia. Le liste di attesa lasciano molto a desiderare per ciò che concerne i tempi previsti per poter usufruire di visite mediche ed esami diagnostici specifici. E’ stato presentato al Senato giovedì scorso, da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, il Rapporto PIT Salute 2010, dal titolo “Diritti: non solo sulla carta“.

L’analisi dei dati ha permesso di riscontrare un aumento dei tempi rispetto agli anni precedenti per tutto ciò che riguarda la possibilità di accedere presso le strutture sanitarie pubbliche ad esami, visite specialistiche e interventi chirurgici. Il record d’attesa spetta all’oncologia e all’odontoiatria, anche se la situazione non è certo migliore per l’ecografia all’addome (fino a 340 giorni), per la Tac (220giorni), per l’ortopedia (18 mesi) e per la chirurgia generale (1 anno). Tempistiche preoccupanti soprattutto per quei malati affetti da tumore che hanno necessità di sottoporsi a dei controlli specialistici. Tempi lunghi anche per ginecologia e ostetricia, che costringe spesso le donne in gravidanza a rivolgersi al settore privato, non del tutto estraneo alle lunghe liste di attesa.

La violazione del diritto al tempo, sottolinea il rapporto di Cittadinanzattiva, rappresenta in media il 10% delle segnalazioni ricevute dal Tribunale per i diritti del malato dal 1996 al 2009, con un incremento notevole negli ultimi anni: nel 2009 si attesta al 15%. In particolare, l’aumento delle segnalazioni in questo ambito è legato alle lamentale sulle liste di attesa per accedere a visite, esami ed interventi chirurgici (47,4% delle segnalazioni nel 2009, +9,3% rispetto al 2008 e +4,8% rispetto alla media 1996/2009) e alle lungaggini per l’accertamento della invalidità civile e dell’handicap (42,6% nel 2009, in diminuzione del 6,1% rispetto all’anno precedente, ma in crescita del 5% rispetto alla media dei 14 anni).

Il rapporto non si occupa solo dei lunghi tempi di attesa, ma mette in evidenza anche la mancanza di sicurezza nell’ambito dei servizi sanitari. In questo senso diverse preoccupazioni sono collegate agli errori medici, i quali possono essere legati alle diagnosi o alle terapie. Non meno allarme destano le infezioni che vengono contratte in contesto ospedaliero.

Senza nulla togliere a quanto emerge dal Rapporto, va ricordato comunque che la sanità italiana registra anche esempi apprezzabili, non messi in luce dall’analisi compita da Cittadinanzattiva. 

Adriana Ruggeri