Di Pietro contro direttore Tg1 Minzolini: “Non deve poter nuocere”

augusto minzolini

Antonio Di Pietro si è nuovamente scagliato contro il presidente del consiglio Silvio Berlusconi per il suo controllo dei mezzi di comunicazioni. Il leader dell’Idv si sente danneggiato dai telegiornali, che gli dedicano pochissimo spazio, quando addirittura non lo censurano.

Per l’ex magistrato di Mani Pulite bisognerebbe ‘mandare a casa’ i responsabili della disinformazione: da Mauro Masi (direttore generale della Rai), ad Augusto Minzolini (direttore del Tg1). Ma il problema, per Di Pietro, è più generale, come confermano i suoi dati. “Che in Italia non ci sia un’informazione libera non lo dico solo io e non lo dice solo l’Italia dei Valori. Lo dice l’organizzazione che si preoccupa di tutelare la libertà di stampa nel mondo, Reporters Sans Frontières, e che appena un mese fa ha collocato l’Italia al quarantanovesimo posto tra tutte le nazioni del mondo quanto a difesa della libertà di stampa. Un po’ peggio che a Taiwan – scrive Di Pietro sul suo blog – ma a pari merito con il Burkina Faso, il cui presidente è arrivato al potere con un golpe“.

Secondo Di Pietro, chiunque non sia dalla parte dei potenti rischia di sparire dallo schermo: “Che la televisione pubblica italiana censuri e provi a cancellare chi disturba e critica il capo del governo non lo dice Antonio Di Pietro ma lo ha detto Silvio Berlusconi, quando ordinò per telefono al commissario dell’Agcom Innocenzi di non far vedere più la mia faccia in televisione e gli diede un lavata di capo come fosse un suo dipendente perché non aveva ancora chiuso i programmi di Michele Santoro (Annozero, ndr) e Serena Dandini (Parla con me, ndr)“.

Di Pietro se la prende poi con Masi e Minzolini, di cui si augura la cacciata dalla Rai: “Io non so se di qui a pochi mesi ci troveremo in campagna elettorale. Però so che, se sarà così, stavolta dovrà essere una campagna elettorale vera e non drogata dal controllo di Berlusconi sulle sue televisioni e pure su quelle di tutti noi. Che gente come Mauro Masi o Augusto Minzolini sia messa in condizione di non nuocere più è una condizione essenziale perché le elezioni in Italia siano davvero democratiche e libere, e non simili a quelle del Burkina Faso”.