Dopo “Romanzo criminale” anche “Gomorra” diventa una fiction

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:23

Era già accaduto per Romanzo Criminale: prima il libro di Giancarlo De Cataldo, poi il film diretto da Michele Placido, infine la serie tv di successo prodotta da Sky. Ora è il turno di Gomorra: dopo il libro best-seller di Roberto Saviano, diverse trasposizioni teatrali e il pluripremiato film di Matteo Garrone, Cattleya e l’immancabile Sky produrranno una serie tv, le cui riprese inizieranno nella prima metà del 2011.

Il racconto di Saviano sulla Camorra (o Sistema, come lui stesso preferisce definirla) si svilupperà in 12 episodi e sarà curato da Domenico Procacci e la sua Fandango, la casa cinematografica che già aveva prodotto il film. Saviano invece collaborerà alla sceneggiatura e sarà supervisore del progetto. Nulla si sa invece del cast, anche se Procacci ha dichiarato che per la serie potrebbe essere utilizzato molto del materiale avanzato dopo il montaggio del film.

L’enfant prodige del giornalismo italiano si trova dunque sempre più impegnato nella televisione, dopo il grande successo che sta riscuotendo insieme a Fabio Fazio per Vieni via con me. Molti trovano facile giudicare negativamente Saviano per il suo successo, considerato che oramai ovunque vada assicura ascolti in quantità e aumenta esponenzialmente le sue entrate. Quello che non si capisce è cosa ci sia di male in questo. È quantomeno curioso che queste persone trovino da ridire più facilmente su una persona che guadagna soldi denunciando mafia e camorra (e rinunciando alla propria vita personale, visto che ha la scorta h24) piuttosto che – ad esempio – su alcune soubrette televisive, profumatamente pagate per sculettare con le chiappe al vento. O – per dirne un’altra – sulle persone che si ciondolano sul divano del Grande Fratello e poi diventano delle vere e proprie macchine da soldi, spremute fino all’ultima goccia, senza avere nella maggior parte dei casi alcun talento particolare. Qualcuno ha detto “tira più un Saviano che un carro di buoi”: la frase è incommentabile, come la metafora che sottende, ma la dice lunga sul modo di pensare di molti nostri connazionali.

R. D. B.

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