Federalismo, Cgil contro Marcegaglia: “No a due velocità”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:35

Proprio nel giorno in cui l’Anci si dice soddisfatta del testo finale del decreto legislativo sui fabbisogni standard nel nuovo ordinamento federale, scoppia la polemica sull’avvio del federalismo.

Al presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che propone a chi “è già pronto” di partire con il federalismo, risponde il nuovo segretario generale della Cgil Susanna Camusso, secondo la quale “non è possibile un federalismo a due velocità perchè non sarebbe solidale”.

Per la Marcegaglia, è bene che chi è pronto per partire con il federalismo parta, al fine di scongiurare il rischio di “stare fermi in attesa di chi è indietro”, rischio che costituisce “una politica suicida per tutti”. “Il federalismo – ha spiegato il leader degli industriali intervenendo agli Stati generali di Confindustria Lombardia – deve significare che chi è pronto deve partire prima degli altri, chi ha la possibilità e la capacità deve partire prima. La Regione Lombardia – ha spiegato – deve poter partire prima degli altri: se i più forti vanno avanti è anche a vantaggio delle regioni del Mezzogiorno, delle regioni più arretrate”.

La Marcegaglia ha sottolineato di vedere alcuni elementi che vanno “in questa direzione”, ma ha invitato a “fare in fretta. Se l’applicazione sarà nel 2013 o 2014 – ha concluso – forse non ci saranno più le imprese cui applicarlo”.

Immediata la replica della Camusso:  “Non è possibile un federalismo a due velocità perchè non sarebbe solidale“, ha sottolineato il segretario generale della Cgil. “Non c’è dubbio – ha osservato Camusso, a margine dei lavori della  conferenza stampa di presentazione della manifestazione del 27 novembre – che il Paese abbia bisogno di un riassetto tra potere centrale e decentrato, ma – ha aggiunto – smettiamola di dire bugie, cioè che si stanno prendendo decisioni politiche in questo senso perchè sia la Finanziaria che la manovra hanno tagliato risorse alle regioni. Ho la sensazione – ha concluso la donna ai vertici del più grosso sindacato italiano – che si usi il federalismo come arma di dialettica politica”.

Intanto, come anticipato, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani accoglie in maniera positiva il testo sul federalismo “che avvia il superamento del criterio della spesa storica, per sostituirlo con criteri ancorati all’efficienza nella produzione dei servizi degli Enti locali”.
A detta di Salvatore Cherchi, Responsabile Finanza Locale, “è data maggiore enfasi agli obiettivi di servizio cui le Amministrazioni locali devono convergere, e questo dovrebbe aiutare il miglioramento qualitativo dei servizi offerti al cittadino”.
Cherchi evidenzia che “i risparmi fra spesa teorica, corrispondente al fabbisogno, e quella effettiva, restano ora nella disponibilità dell’Ente che li ha ottenuti”, tuttavia – rileva il Responsabile Finanza Locale dell’Anci – “resta invece ancora indefinita la destinazione degli eventuali risparmi fra spesa storica e spesa determinata con i nuovi criteri, ed Anci chiede che restino al comparto degli Enti locali”.

Ma non basta: secondo Cherci, “esce poi rafforzato il ruolo del Parlamento”, in quanto “nel testo originario nessun ruolo era stato attribuito al Parlamento nella fase cruciale e conclusiva di un procedimento che ha un notevole contenuto politico”.
Il rappresentante dell’Anci ricorda che il decreto sui fabbisogni non si applica agli Enti locali delle Regioni e delle Province autonome per non venir meno ai loro Statuti costituzionali. “Tuttavia – afferma – attraverso la procedura propria e cioè con norma di attuazione degli Statuti, è bene che anche gli Enti locali di questi territori si misurino con gli obiettivi di servizio e con criteri di spesa ancorati all`efficienza: l`eventuale surplus di risorse potrebbe infatti essere usato per dare i servizi oggi carenti e colmare i divari infrastrutturali”.
“Il testo – conclude Cherchi – vede infine confermato il ruolo di Anci-Ifel nel procedimento di determinazione dei fabbisogni. Si tratta non solo di un riconoscimento del valore della nostra fondazione scientifica, ma anche di una garanzia per tutti gli Enti locali italiani”.
Raffaele Emiliano

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