Secondo la Nato, Kabul, per i bambini, è più sicura di Londra

 
Secondo quanto ha affermato Mark Sedwill,  responsabile civile della NATO in Afghanistan, nel canale dedicato all’infanzia della BBC,  trapela che oggi come oggi  Kabul è più sicura per i bambini rispetto a Londra, New York oppure Glasgow. Inoltre ha ribadito che nella capitale afghana “la maggioranza dei bambini possono vivere le loro vite in totale sicurezza”.

Un portavoce del Consiglio Municipale di Glasgow ha criticato il funzionario dell’ONU, per aver  paragonato in maniera negativa la città scozzese a Kabul, anche se questo ha confermato  che la vita per i bambini afghani è più sicura a Kabul che non per i bambini scozzesi a Glasgow. 

 Ma questa dichiarazione è stata ripresa e criticata aspramente anche dalla ONG Save the Children, che la considera un errore madornale. Infatti il direttore di Save the Children, Justin Forsyth  ha affermato: “L’ Afghanistan è il luogo peggior del pianeta per un bambino: uno bimbo su quattro che vive lì muore prima di aver compiuto i cinque anni di età.” Aggiungendo inoltre che: “per i bambini, l’anno scorso è stato uno dei peggiori dalla fine del 2001. Come ‘conseguenza’ del conflitto ne sono morti più di mille.”

Per chiarire meglio quali sono queste “conseguenze”, sempre secondo Forsyth, “non si  tratta solo delle  bombe. Ogni giorno muoiono 850 bambini, molti dei quali per malattie facilmente  evitabili come polmonite e  diarrea  perché sono denutriti”.

 Numerosi giovani di  Kabul intervistati dal canale televisivo  BBC hanno espresso la loro paura  per la violenza  che si riscontra per le strade della capitale. Da un lato si sono registrate le osservazioni di bambini che quando sentono le deflagrazioni delle bombe   si intristiscono  perché c’è  sempre ed inevitabilmente qualche vittima però il giorno seguente  la vita riprende il suo  normale svolgimento  e questo spazza via qualsiasi tristezza. C’è chi spiega che per colpa di queste esplosioni in città, i giovani  hanno paura di andare a scuola perchè temono sempre che si possano verificare degli attentati e degli attacchi  nei loro istituti.  

Maria Luisa L.Fortuna