Zubin Metha:”Genovesi, siate vicini al vostro teatro”

Il grande direttore d’orchestra Zubin Mehta, da anni direttore del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, ha deciso di sostenere i musicisti del teatro Carlo Felice di Genova, che da anni vive una situazione di crisi e in questi mesi è stato colpito in maniera assai grave dai tagli alla cultura.

Il 22 di novembre SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL hanno indetto uno sciopero generale dello spettacolo, che intende bloccare non soltanto proiezioni cinematografiche e rappresentazioni teatrali, ma chiede l’adesione anche di chi quel giorno lavora alla produzione di film, fiction e trasmissioni televisive. Il mondo dello spettacolo in protesta si raccoglierà intorno ad un’unica esibizione autorizzata: nella sera del 22 novembre il silenzio sarà rotto dall’orchestra del Carlo Felice guidata eccezionalmente da Zubin Metha.

Il direttore d’orchestra, felice di donare la sua prestazione alla causa, da anni rivela un particolare impegno a difendere il mondo della musica e della cultura in generale, sia quando se ne svaluta il ruolo e se ne allontana la società, sia quando sembrano non essere tutelati i suoi lavoratori, e in altre occasioni ha solidarizzato con le proteste. Pochi giorni fa aveva chiesto una riforma perché fosse agevolato l’investimento nello spettacolo; ancora da Firenze, il maestro ha desiderato rivolgere alcune parole ai cittadini genovesi, per spiegare il motivo di questa sua “intrusione” e per muovere un appello agli stessi.
Cara Repubblica, vengo a Genova su invito dei musicisti del Teatro Carlo Felice, in segno di solidarietà con i colleghi dell´orchestra e con tutte le categorie del Teatro, per dare il mio contributo di artista in una situazione tanto grave da mettere a rischio la sopravvivenza e la funzione stessa di un teatro dell´Opera, e la perdita del lavoro e dello stipendio di tante persone. Una situazione che davvero non vorrei si replicasse anche in altri teatri italiani: per risparmiare, tenere chiuse le loro porte. Qualcuno in Italia ha detto che con la cultura non si mangia. Ma la cultura è il cibo dell´anima, la cultura si mangia con lo spirito, con la mente e con il cuore. Chi fa cultura, gli artisti e chi lavora con loro, vivono di questo: è una vocazione ma anche una professione, che richiede sacrifici ed esige di migliorare se stessi ogni giorno.
Ma anche il pubblico, quando è partecipe di un´esperienza artistica, quando assiste ad un concerto, ad un´opera, a un balletto migliora se stesso, il suo rapporto con gli altri, il suo modo di essere un cittadino. Per questo, i teatri devono restare aperti più possibile, ogni giorno: fare più spettacoli e non meno, consentire ai loro artisti di studiare e provare, e offrire un servizio alla società. E lo Stato, gli sponsor e le città hanno il dovere civile di sostenerli.
Faccio un appello ai genovesi, al mondo finanziario, economico e industriale di questa bellissima città sul mare come la mia Bombay, e alle istituzioni: siate vicini al vostro teatro, perché una città senza teatro, senza artisti, senza musica, è una città senza stimoli anche per le future generazioni. Sostenete il Carlo Felice!
E per favore, Italia, cambia direzione sulla cultura, e guarda cosa fanno, anche in periodi di crisi, gli altri Paesi d´Europa
”.

Proprio qualche settimana fa, un genovese doc aveva lanciato una proposta che coinvolgeva i suoi concittadini, tanto semplice quanto può esserlo sottrarre terreno allo stato e guardarsi in faccia per risolvere territorialmente un’urgenza territoriale. Su La Repubblica Gino Paoli propone “un referendum cittadino”: “A Genova siamo poco più che 600mila persone, potremmo chiedere “signori mantenere il Carlo Felice costa tot, se dividiamo la spesa per il numero di residenti, viene fuori una quota Y. Siete disposti ogni anno a pagare?”.

Giulia Antonini