Home Spettacolo Cinema

Lo sciopero dello Spettacolo, i tagli al Fus, i mancati consigli di Berlusconi

CONDIVIDI

Si è svolta nella giornata di ieri la protesta del mondo dello spettacolo contro i provvedimenti presi dal Governo Berlusconi in merito alla ‘vexata quaestio’ dei tagli alla cultura. Cinema e teatri chiusi, set fermi: quasi tutti i 250.000 addetti ai lavori del settore hanno aderito allo sciopero organizzato da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, uniti dalla richiesta di reintegro del Fondo unico per lo Spettacolo (Fus) che con la Finanziaria 2011 toccherà il minimo storico (288 milioni di euro). Viene inoltre richiesto dai protestanti il ripristino delle agevolazioni fiscali, la legge dello spettacolo dal vivo e lo stop alla delocalizzazione delle produzioni cineaudiovisive.

Il centro della protesta nazionale è stato a Roma, presso il cinema Adriano in piazza Cavour. Nonostante la legge risulti nociva soprattutto per le nuove generazioni, che si vedono sottrarre sotto gli occhi la possibilità di un futuro, sono stati numerosi i volti noti che hanno aderito alla protesta con solidarietà e partecipazione viva: Carlo Verdone, Valerio Mastrandrea, Simona IzzoMarco Tullio Giordana, Paolo Sorrentino, Giulio Scarpati, Caterina Guzzanti, Giorgio Tirabassi, Francesco Siciliano, Mimmo Calopresti, Marco Risi, Fabrizio Bentivoglio, Giuseppe Piccioni. Ci fermiamo qui, ma l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Particolarmente acuta l’osservazione di Giovanni Veronesi, che ha colto negli ostinati proclama del Governo (e, aggiungeremmo, di Giulio Tremonti in primis, che ha invitato tutti a “farsi un panino con la Divina Commedia”) non solo una volontà di tagliare fondi, ma di screditare la cultura in quanto possibile fonte di ricchezza, materiale e spirituale: “il danno fatto in questi anni dai governanti alle nuove generazioni è incalcolabile – ha dichiarato Veronesi ai microfoni di Repubblica -: la cultura come peso della società, come fardello inutile da evitare. I ragazzi finiranno per crederci, prima o poi”. Sagge parole: la mancanza di fiducia delle nuove generazioni, forse, è pericolosa quanto la mancanza di fondi.

In barba al fatto che delle statistiche hanno chiaramente dimostrato che un euro investito sulla cultura ne rende tre, o che lo stesso Ministro della Cultura Sandro Bondi non si sia dissociato completamente dalla protesta (“Non posso non comprendere le ragioni della protesta del mondo dello spettacolo – ha detto Bondi – che, nonostante certe strumentalizzazioni politiche, pone problemi reali“): Tremonti e soci vanno comunque avanti per la loro strada. Bondi promette di impegnarsi per la defiscalizzazione ma – come ha sottolineato Andrea Purgatori dell’associazione Centoautori – giovedì ha preso parte ad un Consiglio dei ministri “dal quale è uscito senza una briciola“.

I giovani che sperano in un futuro nello spettacolo, per il momento, salutano di lontano la speranza di un avvenire lavorativo, a causa di un Governo che sembra proprio non credere nelle potenzialità della Cultura e dello Spettacolo. Eppure il Divo Giulio dell’Economia non dovrebbe andare lontano per capire come fare soldi con cinema e televisione, considerato che proprio su di essi (vedi Mediaset e Medusa) Silvio Berlusconi ha costruito buona parte del suo impero economico.

Roberto Del Bove