Si apre il processo per le stragi di mafia,unico assente: Lo Stato

Mancano il comune di Roma e quello di Milano, non si tirano indietro il comune di Firenze, la regione Toscana e i privati cittadini.
Lo stato non si è costituito parte civile al processo per le stragi di mafia degli anni 90.

L’avvocato dello Stato infatti, non si è presentato oggi nell’aula bunker di Santa Verdiana dove si apre il processo contro Francesco Tagliavia, uno degli uomini accusati dalla procura di Firenze di concorso nella strage mafiosa del 1993 nel capoluogo toscano facendo così decadere la possibilità di costituirsi parte civile nel procedimento.

Stessa scelta adottata anche dai comuni di Roma e di Milano. Presenti invece il Comune di Firenze, la Regione Toscana e circa 30 privati cittadini.
Questo processo comincia come cominciano tutti i processi. Non so se l’avvocato dello stato sia in ritardo….”, aveva detto il Capo della Procura di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, prima che la corte si ritirasse in camera di consiglio per decidere sulle richieste avanzate questa mattina in aula.

L’Avvocatura di Stato ha risposto: “Non ci è stato notificato nulla per iscritto o verbalmente, ma solo tramite pubblici annunci”.
Una prassi che secondo Quattrocchi è corretta: “La notifica è stata fatta per pubblici proclami. Sta nella Gazzetta ufficiale. Così si fa”.

Diverse le polemiche, Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’Associazione familiari delle vittime di via dei Georgofili ha dichiarato: Nessuno di noi vuol fare un processo alle intenzioni. Può darsi che si tratti di un disguido. Tuttavia, come familiari delle vittime non possiamo che rimanere sconcertati di fronte all’atteggiamento dell’Avvocatura di Stato.
Pensiamo a Giuseppe Graviano che, tra le altre cose, ha recentemente goduto di un alleggerimento del regime di 41bis.
Cosa avrà pensato sapendo che lo Stato si disinteressa di un processo così importante, dove oltretutto testimonia Gaspare Spatuzza?
Siamo noi le vittime, non i mafiosi. E questo non è il processo all’ennesimo boss, ma un processo che chiede verità”. Altroché non presentarsi, lo stato doveva essere “presentissimo.
L’avvocato di Francesco Tagliavia, Luca Cianferoni, ha chiesto di ammettere come testimoni l’ex presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, il guardasigilli del suo governo Giovanni Conso, l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, l’ex ministro degli interni Nicola Mancino, gli ex pm Antonio Di Pietro e Gerardo d’Ambrosio.

I pm Alessandro Crini e Giuseppe Nicolosi, si sono opposti argomentando che le posizioni di “Mancino, Scalfaro, Ciampi, Di Pietro e D’Ambrosio sarebbero destinate a offrire un contributo che già altre corti hanno definito generico e valutativo”. Riguardo l’ex Ministro della Giustizia, Giovanni Conso, i magistrati si sono opposti sostenendo che, al pari di Massimo Ciancimino e dell’ex capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria (DAP) Nicolò Amato, anch’essi chiesti come testi dalla difesa, sono “del tutto non pertinenti”. Fra i testimoni richiesti dalla procura figurano Gaspare Spatuzza, le cui dichiarazioni sono state determinanti per l’avvio del processo a carico di Francesco Tagliavia, Salvatore Grigoli, Tullio Cannella, Pietro Carra, Calogero Ganci, Salvatore Cancemi e altri soggetti già condannati per fatti di mafia. I pm hanno chiesto di ammettere anche le dichiarazioni messe a verbale da Antonio Scarano, nel frattempo deceduto.
Matteo Oliviero