Sul ddl della Gelmini pende la spada dei finiani

La giornata di oggi alla Camera si preannuncia calda. Al centro delle discussioni, il ddl sulla riforma universitaria targato Mariastella Gelmini, su cui gli esponenti dell’opposizione hanno già espresso parere sfavorevole. A suscitare la disapprovazione del Pd, dell’Idv e dell‘Udc i troppi tagli imposti dal ministro Giulio Tremonti, che secondo l’opposizione, imporrebbero una rovinosa frenata al miglioramento del sistema culturale e didattico nazionale.

E i finiani? Ancora una volta potrebbero essere loro i veri protagonisti della giornata parlamentare odierna; l’ago della bilancia capace di decidere le sorti del testo proposto dalla responsabile dell’Istruzione. Per quanto le premesse non sembrano essere delle più confortanti: “Fli onorerà l’impegno all’approvazione del provvedimento – ha detto ieri Aldo Di Biagio – solo se l’intera maggioranza e l’esecutivo onoreranno quello a completarne il disegno, affrontando i punti in precedenza accantonati per carenza di risorse“.

“Il finanziamento dell’assunzione di almeno un terzo degli attuali ricercatori nel ruolo di associati – ha spiegato il finiano – e lo sblocco del sistema di scatti meritocratici che la riforma delinea sono punti imprescindibili. E come tali li tratteremo in ciascuna delle fasi dell’iter, che speriamo giunga a buon fine per dare delle soluzioni concrete. Siamo pienamente concordi sull’esigenza di una riforma per modificare l’attuale modello di governance dell’Università italiana – ha concluso Di Biagio – correggendo però i punti di debolezza”.

Una posizione apparentemente ferma, che potrebbe compromettere il sereno proseguo dell’iter parlamentare del ddl. Ad assottigliare le probabilità che il testo venga approvato in prima battuta, infatti, contribuisce l’insistenza con cui il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha ricordato che le risorse a disposizione sono davvero poche. E vanno ben gestite.

il piano di concorsi per l’assunzione di 1.500 professori all’anno (dal 2011 al 2016), ad esempio, avrebbe fatto saltare sulla sedia lo stesso ministro Tremonti, che avrebbe spiegato alla Gelmini come l’esborso dei circa 2 miliardi previsti sia da considerarsi una cifra insostenibile per il governo. Una tirata di cinghia che ha fatto esclamare al democratico Luigi Nicolais: “Si è puntato essenzialmente al risparmio”.

Maria Saporito