Tutti quanti contro il Berlusconi bis

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:46

Il leader dell’UdC Pierferdinando Casini, probabilmente più per occupare il panorama giornalistico domenicale che per convinzione politica, aveva aperto ieri l’altro all’ipotesi di costruire, con Fini, parti rilevanti del PdL e il terzo polo centrista, quel “Berlusconi bis” in parte vagheggiato dallo stesso Presidente della Camera in occasione del discorso di Perugia, durante la kermesse fondativa di Futuro e Libertà.
Un’ipotesi, di fatto tramontata nell’arco di 48 ore, che ha raccolto attestazioni di scettismo da parte dell’intero arco politico ed economico del Paese.

Nessun tradimento, nelle parole del leader centrista, per il “compagno di terzo polo” Francesco Rutelli, intervistato dai cronisti a Trieste.
“Pier Ferdinando Casini non ha cambiato idea, ha fatto bene a mettere alla prova Berlusconi, se vuole sganciarsi dalla Lega o vuole rimanere prigioniero?“.
Una questione che, secondo l’analisi del leader di Alleanza per l’Italia, risulterebbe retorica ed utile solamente a sottolineare una volta di più il divario che separa la destra (PdL, Lega) al Governo dalla cultura politica del grande centro che va delineandosi.

Anche il PD, nel frattempo, si è affrettato a bollare come una poco credibile boutade domenicale la proposta di Casini a Berlusconi; “Sono pronto a scommettere che il Berlusconi bis con l’Udc non esiste. – ha commentato Enrico Letta – Quello che ha detto Casini domenica, lo ha sempre detto e non vedo differenze”.
Un no radicale a qualsiasi ipotesi di rimpasto, anche al fine di dar vita ad un esecutivo di transizione senza l’attuale premier, è stato ribadito in occasione del congresso costitutivo anche dalla neonata Federazione della Sinistra.
E’ una pantomima orrenda –  ha spiegato il portavoce Oliviero Diliberto – siamo alla bancarotta, con una crisi economica devastante, le nostre famiglie stanno malissimo, e questi fanno giochi di Palazzo francamente insopportabili. Berlusconi ha perso la maggioranza, può piacere o no ma e’ un dato oggettivo. In Parlamento la maggioranza non c’e’ piu’. Quindi, si deve sciogliere il Parlamento, andare alle urne e chiedere agli italiani da chi vogliono essere governati. Credo sia una cosa di elementare coerenza democratica”.

Come detto, però, non è solo la politica a considerare improbabile e controproducente una riproposizione di un esecutivo guidato da Berlusconi; su “Il Sole 24 Ore”, vicinissimo ai più rilevanti settori del potere economico e finanziaria del Paese, ha affidato alla penna di Fabrizio Forquet un editoriale che, a differenza di quanto chiesto dalle forze di sinistra e vicine ai lavoratori, sembra quasi auspicare la nascita, a partire dal 15 dicembre, di quel governo tecnico del dopo Berlusconi capace, come nel ’93 e nel ’95, di affrontare le riforme economiche e sociali, allineate ai dettami della “macelleria sociale” targata Unione Europea, che questo Governo non sembra in grado di realizzare.
“Questo giornale ha da mesi sollecitato il governo sulle riforme e sulle politiche per lo sviluppo. – spiega Forquet – Continuare a farlo sembra quasi velleitarismo, un esercizio di stile davanti al vuoto di interlocuzione politica: eppure continueremo, perché non ci si deve mai assuefare all’immobilismo; perché il vizio non deve scoraggiare la virtù ed è piuttosto la seconda a dover contaminare il primo”.

Voteremo la sfiducia”. Ha chiosato, in serata, lo stesso Pierferdinando Casini.
Archiviata ogni velleità di Berlusconi bis non rimane, al premier, che la via del mercato.
Prima che si apra, inesorabile, quella che porta al Quirinale. Senza poter ambire, come pure avrebbe volutato, ad occuparne lo scranno.

Mattia Nesti

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