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Ed ora in Corea, Nord e Sud rischiano la guerra

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Su tutti spicca il commento del ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov: i rischi di conflitto sono colossali. Erano le 14.34 quando ieri militari della Corea del Nord hanno attaccato Yeonpyeong, isola della Corea del Sud nei pressi della frontiera, servendosi di armi da fuoco di grosso calibro: due morti. Due civili i cui corpi sono stati ritrovati oggi, come ha annunciato la polizia. Ieri, invece, il bilancio si era fermato a due militari rimasti uccisi e 18 feriti. E’ l’episodio più grave nell’area da quando, dopo la guerra iniziata nel 1950 e finita tre anni dopo, i due Paesi si sono divisi, con una frontiera ad oggi presidiata da 28.500 soldati americani che proteggono il Sud occidentalizzato e capitalista da uno dei regimi comunisti più feroci.

In realtà la tensione era tornata a salire già da qualche anno, quando Pyongyang aveva protestato contro le manovre militari sudcoreane al confine. L’allerta internazionale è poi salita negli ultimi giorni, quando sono giunte voci di un programma di arricchimento dell’uranio da parte di un paese, la Corea del Nord, che in violazione delle leggi internazionali si è già dotata di un armi nucleari. La tensione all’Onu è altissima anche perché non sono del tutto chiare le ragioni dell’attacco e la diplomazia sta cercando in queste ore di intervenire presso Pyongyang per frenare una possibile escalation di violenza. Gli Usa pensano a garantire la sicurezza di Seul, e per il momento escludono un intervento armato, spingendo la Cina (sostenitrice del regime di Pyongyang) ad incitare la Corea del Nord al rispetto delle regole internazionali.

In quell’area siamo di fronte ad una minaccia seria e persistente – ha commentato Obama. – Ci stiamo consultando con Seul.” Dialogo che risulta urgente anche rispetto alle dichiarazioni che nelle ultime ore arrivano dal governo nordcoreano: riteniamo “che le azioni di Seul stiano conducendo la penisola sulla soglia della guerra.” Così ha riferito in mattinata l’agenzia Kcna, accusando la Corea del Sud di “continue provocazioni” e di aver sospeso gli aiuti umanitari.

E nel frattempo la delegazione europea che lunedì era arrivata a Pyongyang ha deciso di sospendere la sua visita dopo un colloquio con i vertici del Partito dei Lavoratori. Dopo il G20 di Seul, infatti, l’illusione era quella di poter continuare le trattative per la denuclearizzazione della Corea del Nord intorno al “tavolo dei sei” (composto da Usa, Russia, Giappone, Cina e dalle due Coree). La realtà, però, da ieri sembra essere diversa.

Cristiano Marti