I litigi tra le Coree: una tensione globale

«E’ colpa tua», «Non è vero hai iniziato prima tu». Sembra essere di tale portata il dialogo – o per meglio dire le accuse reciproche – che intercorre nelle ultime settimane tra le due Coree.

La tensione nella penisola separata politicamente dal trentottesimo parallelo continua a salire e con essa il timore che da questi screzi possa nascere un vero e proprio conflitto, cinquantasette anni dopo l’armistizio che mise fine alla guerra durata tre anni.

E’ di oggi la notizia della scoperta di altri due cadaveri sull’isola di Yeonpyeong: salgono a quattro le vittime dell’attacco missilistico innescato da Pyongyang. Oltre ai danni materiali e umano dell’azione militare nordcoreana, oramai tra gli analisti politici è partita la corsa alle previsioni circa l’entità della reazione che attuerà Seoul. Le rappresaglie tra le due nazioni, mai veramente riappacificate, sono state periodiche nel corso di questi decenni, ma oggi la situazione sembra più allarmante che in passato.

Come sempre, invece, l’evoluzione della questione diventa di interesse globale: tra tutti gli osservatori esterni, l’attenzione è rivolta verso gli Stati Uniti. Obama, che si è dichiarato attento nel seguire gli sviluppi della vicenda, sembra intenzionato a cercare di stimolare l’intervento mediatore della Cina con l’obiettivo di calmare gli animi del Caro Leader nordcoreano; ma nello stesso tempo ha acconsentito alla programmazione di manovre militari congiunte «nei prossimi giorni per proseguire sulla strada della stretta cooperazione in materia di sicurezza tra i nostri due Paesi e per sottolineare la forza della nostra alleanza e il nostro impegno per la pace e la sicurezza nella regione».

Dal canto suo Seoul fa sapere che è pronta a reagire qualora le provocazioni provenienti dal nord continuassero.

Quale sarà la prossima mossa?

Simone Olivelli