Palermo, Zamparini si confessa: “Resto nel cda rosanero ed entro in politica”

Me ne vado. Anzi no. Anzi sì, ma solo in parte. Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, non è mai stato un personaggio banale. Guidato più dall’emotività che dalla ragione, si è sempre contraddistinto per il suo modo sanguigno di intendere il calcio e più in generale la vita.

Non più tardi di due settimane fa, il numero uno rosanero aveva tuonato contro i poteri forti del pallone italiano. Dopo la gara contro il Milan, in cui le sviste arbitrali avevano danneggiato pesantemente il Palermo, Zamparini aveva annunciato la propria intenzione di lasciare Palermo e il mondo del calcio.

“RESTO NEL CDA” – Quindici giorni dopo, le ragioni del cuore sembrano però aver preso il sopravvento. L’amore per il club siciliano è ancora troppo forte: “Penso che non abbandonerò mai il Palermo. Il gruppo internazionale che verrà avrà bisogno del mio contributo. Terrò una parte delle azioni e resterò in consiglio d’amministrazione“, ha spiegato Zamparini.

COME MANCHESTER CITY E CHELSEA – L’intenzione è quella di portare il club a livelli altissimi: “Cederò il Palermo quando avrò garanzie che chi arriva vorrà puntare in alto. Sì, anche allo scudetto. Come hanno fatto il Manchester City e il Chelsea. C’è un principe arabo, mio amico, che è molto intrigato. Se arriva, Pastore rimarrà a Palermo. Perché costruirà una grande squadra attorno a lui. Lo vogliono tutti, il Real attraverso un intermediario mi ha offerto 25 milioni l’estate scorsa“.

“VOGLIO ENTRARE IN POLITICA” – Ma Zamparini non si ferma qui. Nei suoi pensieri non c’è solo Palermo, ma l’Italia intera: “Vorrei scendere in campo. Non per fondare un partito, ma un movimento perché sono preoccupato per questo Paese. Berlusconi? Io sono un liberale, non sono più un suo sostenitore. Purtroppo Berlusconi non è più un liberale. Anche Mussolini era socialista e direttore dell’Avanti, poi si trasformò in un dittatore. La Lega non la ritengo liberale, anche se la guardo con simpatia perché legata al territorio“.

Mi immagino un’Italia confederale, con aree forti come la Sicilia dotate di un grande potere simile ai cantoni svizzeri o agli stati membri degli Stati Uniti. Io penso che la Sicilia non abbia bisogno di un euro della Lombardia. Sconta il fatto che è stata privata della sua capacità imprenditoriale. Voglio un gruppo che persegua la buona amministrazione e sia calato nel sociale: basta con la demagogia. Chi governa non deve essere di destra o sinistra, ma un partito della buona gestione che tuteli i più deboli“.

Pier Francesco Caracciolo