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Sarah Scazzi: sequestrati i documenti del delitto di Avetrana

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Tutti i documenti relativi al caso di Sarah Scazzi, uccisa lo scorso 26 agosto, sono stati sequestrati dalla procura della Repubblica di Taranto.

Il decreto di sequestro sul territorio nazionale riguarda i documenti cartacei, ma anche file audio e video, che hanno avuto larga diffusione attraverso vari mass media.

Il procuratore aggiunto, Pietro Argentino, e il sostituto procuratore, Maurizio Carbone, hanno firmato il provvedimento in seguito alla eco spropositata del caso di Avetrana, “che ha valicato i limiti del legittimo esercizio del diritto di cronaca”, per finire, come abbiamo potuto constatare, in pasto a trasmissioni televisive di ogni tipo.

Recentemente, oltre ai file audio relativi alle confessioni di Michele Misseri e Sabrina, zio e cugina della vittima, ampio spazio è stato dedicato anche ad un video che, fedelmente e per intero, documentava il sopralluogo avvenuto nel garage di casa Misseri, luogo del delitto.

“Si tratta di documenti relativi a procedimento penale ancora nella fase delle indagini preliminari”, affermano i pubblici ministeri. Seppure non più protetti da segreto perché depositati alla cancelleria del Tribunale affinché le parti interessate potessero consultarli, quei video non dovevano andare in onda, come contrariamente avvenuto su svariati Tg e programmi di approfondimento.

I documenti messi a disposizione di tv e pubblico “non possono essere pubblicati né in forma integrale né parziale, ai sensi dell’articolo 114 comma due del codice di procedura penale, evidentemente violato”.

Le indagini proseguono, e se l’incidente probatorio ha messo in luce la credibilità, agli occhi dei giudici, di Michele Misseri, è da sottolineare il profilarsi di un altro familiare che, a quanto sembra, nasconde diverse verità. È Cosima Serrano, moglie dell’uomo, che ha più volte allontanato ogni possibile sospetto negando di aver trascorso la mattinata del 26 agosto ad Avetrana.

Una commissione in banca, eseguita dalla stessa ad Avetrana, e un particolare inerente alle sue abitudini di lavoratrice, però, potrebbero contraddirla: aveva sostenuto di essere uscita di casa alle 10, mentre per arrivare al posto di lavoro è tenuta a lasciare l’abitazione all’alba.

Carmine Della Pia