SBK, pagelle: Checa ritrova il sorriso

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:00

La seconda pagella affronta un’altro pilota che ha positivamente impressionato in questa stagione 2010. Dopo il campione del mondo, ecco che nel nostro fittizio appello troviamo Checa Carlos, il “vecchio” toro spagnolo. Una carriera davvero lunga e piena di soddisfazioni iniziata nel lontano 1993 e ora tutt’altro che conclusa. Se alla fine del 2009 molti davano quasi per sicuro un suo ritiro dalla scene dopo la disastrosa parentesi Honda, la scommessa/azzardo di approdare in un team privato Ducati non solo è stata vinta, ma ha regalato una seconda giovinezza e impensabili soddisfazioni. Analizziamo passo per passo questa stagione magica.

Ricerca della messa a punto

Checa ha sempre avuto la particolarità di andare forte sin dalle prove libere. Se la moto gli piaceva e il feeling si instaurava quasi immediatamente, allora diveniva automaticamente il rivale numero uno per il gradino più alto nel podio. Ne abbiamo la prova durante il Gp di Imola, dominato sia in gara1 che in gara2 e anche nel Gp degli Stati Uniti, ove senza le due incredibili rotture del motore avrebbe trionfato a mani basse. Ma anche se nelle prime manche si faticava la squadra Althea, seguendo minuziosamente le impressioni del pilota, modificava in extremis qualche parametro, dando allo spagnolo una moto più performante e conquistando insperati successi (Australia, i tre secondi posti di Spagna, Sudafrica e Germania). Nel complesso quindi la squadra è riuscita a trovare un buona armonia all’interno del box, non paragonabile al duo Biaggi-Aprilia, ma se si considera le aspettative con cui questa sfida era partita la valutazione non può che essere positiva.

Comportamento in qualifica

In un anno difficilissimo per tutte le Ducati, Carlos Checa più di una volta si è trasformato nell’alfiere di Borgo Panigale quando i giochi cominciavano a farsi seri. Spesso è capitato infatti che l’unica Ducati capace di passare l’ultima decisiva manche per l’assegnazione della Superpole fosse solo la sua, mentre gli ufficiali annaspavano nelle posizioni da medio classifiche. Addirittura è capitato di segnare il miglior tempo per quasi tutta la durata della manche, salvo poi essere battuto o da Biaggi oppure dal mostruoso Crutchlow, vero cannibale di crono record. Tante prime e seconde file ed una sola partenza dal primo posto (Stati Uniti). Comportamento ben oltre la sufficienza quindi, anche se Checa non è mai dato il meglio di sé in qualifica.

Comportamento in gara

L’atmosfera del pre-gara. La tensione che sale, i giri del motore che iniziano a salire e il pubblico tutto intorno che incita. Ingredienti che puntualmente scatenano la grinta del toro. Oltre a bellissime cavalcate in solitaria, Checa si è reso protagonista anche di emozionanti battaglie con Biaggi, Haslam, Fabrizio, Corser, Crutchlow. Duelli adrenalinici, pieni di colpi di scena e sorpassi al limite della fisica. Ed era qui che Carlos sfoderava la sua arma migliore. Una concentrazione incredibile, focalizzazione  dell’obbiettivo perfetta, senza che cause esterne potessero in qualche modo interferire. Solo una volta (a Valencia) è incappato in un errore che gli è costato la vittoria, ma si tratta di un solo intoppo in una stagione corsa davvero ad ottimi livelli agonistici.

Pressione psicologica

Si giocava il tutto per tutto. Fallire anche questa volta significa davvero dire addio al mondo delle corse e ritirarsi a vita privata. La posta in gioco era alta, una sorta di ultima spiaggia dal quale fortunatamente l’epilogo è stato dei migliori. Se nella prima parte della stagione si poteva anche correre con la testa libera dai pensieri, da metà anno in poi qualcosa era cambiato. Vi era una posizioni in classifica generale da difendere e tanti avversari da sconfiggere. Checa ed il team Althea sono riusciti a giocarsi bene le loro carte, terminando il campionato davvero in alto (terzo in classifica generale) e crescendo proprio nelle ultime gare, quelle più delicate e pesanti in termini di punti. Tanti anni di corse sono serviti a restare calmi e concentrati, anche se giocarsi il mondiale è tutt’altra cosa.

Voto

Non è mai riuscito a divenire uno dei pretendenti al titolo, ma le soddisfazioni vi sono state e anche grandi. Il ritorno alla vittoria, un nuova squadra con un clima finalmente sereno, una inedita avventura e voglia di gareggiare. Se si paragona il Checa di oggi a quello di fine 2009 si capisce quanto questa stagione è stata vitale per la sue convinzione e stimoli, ed è per quello che il voto è un 8. Una riconoscimento dello splendido lavoro fatto nell’anno della sconfitta (e ritiro) del team ufficiale Ducati, un incoraggiamento verso un 2011 che per forza di cosa dovrà essere migliore, visto anche il trattamento e collegamento diretto con la casa madre. Ci vuole il salto di qualità, ma per questa stagione è andata davvero benissimo.

Riccardo Cangini