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Corea del Sud: “Pronti a nuove regole d’attacco”

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Seul è pronta a rispondere a futuri attacchi da parte della Corea del Nord. L’annuncio è stato dato dopo una riunione urgente del Gabinetto di Sicurezza, nel quale si è deciso l’aumento delle truppe sulle cinque isole vicine al confine, nel Mar Giallo. La notizia data è parallela a quella delle dimissioni del ministro della Difesa sudcoreano Kim Tae-young, criticato dall’opposizione e dal Grande Partito Nazionale (attualmente al governo) per non aver saputo rispondere all’improvviso attacco di Martedì subito sull’isola di Yeonpyeong.

Ieri il Presidente sudcoreano Lee Myunk-bak, durante la riunione di gabinetto, ha colto l’occasione per mantenere alta la tensione: “Non dovremmo mai abbassare la guardia nei nostri preparativi per la possibilità di provocazioni dalla Corea del nord. Atti di belligeranza potrebbero ripetersi in qualsiasi momento.” E infatti da Pyongyang l’esercito avverte: “Scateneremo una seconda ed anche una terza serie di attacchi senza esitazioni, se i guerrafondai della Corea del Sud faranno altre sconsiderate provocazioni militari”. In proposito il governo cinese, per bocca del portavoce del Ministero degli Esteri Hong Lei, si è detto preoccupato delle esercitazioni navali che USA e Corea del Sud inizieranno domenica.

Ma Seul ormai sembra pronta a qualsiasi evenienza. D’altronde già un anno fa, ai microfoni di Euronews, il presidente Lee assicurava che “popolo e Governo della Corea del Sud sono pronti per qualunque emergenza. Significa essere pronti militarmente e preparare psicologicamente il popolo ad affrontare qualunque cosa. Il popolo sudcoreano è  in allerta da quando, sessanta anni fa il nostro paese fu diviso”. Ed ora le continue provocazioni degli ultimi anni fra i due Paesi, giunte al culmine nell’attacco di Martedì, possono seriamente dar vita ad un’altra stagione di fuoco. Se si pensa che l’episodio di Yeonpyeong è stato il primo dal 1953 a non aver avuto solo obiettivi militari (due civili morti), si comprendono anche la rabbia e la tensione di Seul: “Le attuali regole d’ingaggio, che sono viste come piuttosto passive, saranno completamente riviste – ha spiegato Lee Myunk-bak – con diversi gradi di contrattacco a seconda se gli attacchi siano diretti contro obiettivi militari o civili”.

Il pericolo più grande, però, resta quello nucleare. E lo stesso premier cinese Wen Jiabao, che del governo di Pyongyang è uno dei pochissimi alleati, ha fatto sapere di non condividere le manovre navali in programma tra pochi giorni. Aggiungendo poi che “la via essenziale per assicurare la stabilità è la denuclearizzazione della penisola”. Nel frattempo, sempre da Pechino, continuano gli sforzi per coinvolgere la comunità internazionale che risponde, con gli Stati Uniti in testa, affinchè Jiabao intervenga presso Pyongyang.

Cristiano Marti

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