Federalismo ‘a due velocità’: dal Sud un coro di no alla Marcegaglia

Riscuotono poco successo le parole del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che ieri ha invitato le Regioni pronte per il federalismo a partire prima delle altre.

A sostenere la proposta di un federalismo ‘a due velocità’, ma in una variante intermedia, è il ministro dell’Interno Roberto Maroni. “Sul federalismo bisogna accelerare i tempi – ha spiegato Maroni – e in particolare il federalismo a due velocità su modello spagnolo è un vecchio cavallo di battaglia della Lega”. “Eravamo e siamo d’accordo – ha concluso il titolare del Viminale – però se si va ad una forma intermedia va bene comunque: l’importante è continuare in questa direzione”.

Sulla proposta del leader di Confindustria si spacca anche il mondo sindacale. Al secco no giunto ieri dal segretario generale della Cgil Susanna Camusso, fa seguito una timida apertura da parte del leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che pur dicendo sì all’appello avverte: “Dobbiamo discutere in che modo si possono aiutare le realtà più in difficoltà. Non vorremmo che dove si sta peggio tutto restasse immutato” dice Bonanni.

Secondo il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, il federalismo fiscale “è una grande opportunità del Paese, ma deve essere fatto per riformare e cambiare il sistema e il federalismo fiscale oggi non può essere fatto a pezzi”. Così facendo, avverte Errani, “si darà a tutti l’opportunità di poter fare la propria parte e, quindi, anche di poter investire sulle proprie qualità e sulle qualità dei diversi territori”.

A far discutere è soprattutto il rischio di abbandonare il Mezzogiorno a se stesso. Le maggiori critiche alla proposta della Marcegaglia giungono pertanto proprio dalle Regioni del Sud.

“Non penso che si risolvano i problemi del Paese con fughe in avanti” dichiara il presidente della Calabria Giuseppe Scopelliti. “Capisco che, in un momento di difficoltà, si tende a cercare delle soluzioni ma non è dando accelerazioni al percorso che si risolvono i problemi piu’ generali – sostiene il governatore – Bisogna invece continuare a lavorare tutti insieme per superare questa fase delicata e costruire un federalismo condiviso e solidale”.

Duro anche il presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo, per il quale “non si può non tenere conto delle diverse capacità fiscali del Nord e del Sud”. “Se il federalismo significa superamento della spesa storica verso la standardizzazione dei costi e una più efficace attività della pubblica amministrazione come Regione Basilicata siamo pronti a raccogliere questa sfida – sottolinea De Filippo – Ma ci sono differenze in termini di capacità fiscale che non si risolvono in 24 o 48 mesi ma sono il segno evidente di un divario tra Nord e Sud”. Pertanto, conclude De Filippo, “non capisco l’appello a far partire chi è pronto”.

Il duello con la Marcegaglia si gioca nella stessa Confindustria. “Assolutamente non d’accordo” si dice il presidente degli industriali calabresi, Umberto De Rose, per il quale “oggi nessuno può dire quali conseguenze porterà il federalismo nei vari territori, perché siamo ancora alle teorie, alle parole, ma nessuno, né in Parlamento né a Palazzo Chigi, ha ancora portato dei numeri”. “Se qualcuno parte ora – spiega De Rose – si sgancia dal resto del Paese e si pone in una condizione che potrebbe penalizzare l’altra parte dell’Italia. Il federalismo ha un suo significato se contiene il germe della solidarietà e se riesce a garantire livelli significativi di servizi essenziali come i trasporti e la sanità, allo stesso modo in tutto il Paese”. Ma sino a questo momento, prosegue l’imprenditore calabrese, “nessuno è riuscito a dimostrare che un federalismo basato sul semplice trasferimento di Iva e Irpef sia utile a salvaguardare i livelli di quei servizi”.

“Il vero federalismo deve essere solidale – avverte De Rose – deve tenere conto dei costi standard e non dei costi storici, ma deve avere meccanismi di perequazione. Giusto che le risorse di un territorio vengano utilizzate su quel territorio – conclude il capo degli industriali calabresi – ma non va bene che qualcuno abbia tutto e qualcun’altro abbia niente. Altrimenti non è federalismo ma secessionismo”.

Contrario al federalismo ‘a due velocità’ è anche il presidente del Molise, Michele Iorio, che all’agenzia Adnkronos riferisce: “Il problema non è chi parte prima, ma è quello di realizzare un federalismo completo, solidale, che metta tutte le Regioni nella condizione di poter partire presto o il prima possibile”. “Ogni Regione ha i propri tempi per adeguarsi agli standard e al modello del federalismo – aggiunge Iorio – il problema è mettere in piedi un processo che sia uguale per tutti e che metta tutti nella stessa condizione”.

“Se l’idea è dire che chi può parte e gli altri invece aspettano – conclude il governatore – credo che il federalismo a doppia velocità non lo abbia mai voluto nessuno e neppure il governo”.

Raffaele Emiliano