Gli studenti assaltano palazzo Madama

Quella di ieri è stata una giornata d’altri tempi, segnata dalla rabbia di tanti studenti universitari che hanno deciso di assaltare il palazzo. Lo hanno fatto poco prima di mezzogiorno, quando – approfittando forse di un momento di eccessivo “rilassamento” delle forze dell’ordine – sono riusciti a oltrepassare il grande portone di palazzo Madama (sede del Senato) e a raggiungere la prima vetrata dell’ingresso.

Ad anticipare l’invasione il lancio di uova e di fumogeni e slogan scanditi con forza: “Aprite, aprite!” e “Dimissioni, dimissioni”. Solo brevi minuti, poi nel caos generale gli agenti posti a presidio di palazzo Madama riescono a ripristinare l’ordine e ad allontanare gli studenti, ma il bilancio è comunque pesante. Alla fine della mattinata di fuoco, infatti, due saranno i manifestanti arrestati, 27 quelli denunciati, una decina quelli contusi e otto i carabinieri feriti. Un bollettino da guerriglia urbana, che racconta la rabbia di 2 mila studenti scesi in piazza per protestare contro il ddl della riforma Gelmini, in  discussione ieri alla Camera.

La giornata della protesta era iniziata in piazzale Aldo Moro, dove il corteo aveva preso il via per raggiungere Montecitorio. Qui è stato allestito un sit-in da studenti (universitari e degli istituiti superiori) con le mani legate e con il cappio al collo che hanno snocciolato lunghi elenchi nello stile della trasmissione “Vieni via con me“. Quindi lo spostamento verso palazzo Madama con l’acutizzarsi delle tensioni che hanno portato uno sparuto gruppo di manifestanti a vincere il cordone di sicurezza.

Poco prima dell’una, il corteo si è ricompattato per raggiungere altri luoghi “simbolo” della politica come palazzo Grazioli, residenza del premier Silvio Berlusconi. E’ il caos, anche tra gli automobilisti, con il traffico paralizzato nel cuore della città: da piazza Venezia a Largo Argentina, passando per via del Corso e via degli Astalli. “Se ci bloccano il futuro – hanno scandito i manifestanti – noi blocchiamo la città“.

Ma intorno alle tre di pomeriggio decidono di rientrare alla Sapienza dove si riuniscono in assemblea e annunciano per stamattina nuove manifestazioni e proteste a Montecitorio o davanti al Tribunale. Con un motivo in più per essere arrabbiati e una nuova muscolare richiesta: la liberazione dei due manifestanti che ieri sono stati arrestati e che potrebbero essere processati per direttissima.

Maria Saporito