Gli studenti protestano, la politica condanna

Come prevedibile, la giornata di fuoco animata ieri dagli studenti contro la riforma Gelmini ha azionato un gitotondo di reazioni da parte di molti politici. Svelti nel puntare il dito contro quei manifestanti che sono riusciti a vincere il cordone di sicurezza, raggiungendo i battenti di palazzo Madama.

“Non è certo in discussione in alcun modo, il diritto di tutti, ed a maggior ragione dei giovani, di protestare anche con forza contro politiche che ritengono di non condividere – ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani – Ciò che non possiamo in alcun modo tollerare è che questa legittima protesta sfoci in atti di aggressione contro le istituzioni rappresentative, che sono invece presidio e patrimonio per tutti, ivi compresi coloro che manifestano”.

“Da tempo – ha continuato Schifani – ci sforziamo con i nostri appelli e richiami al senso di responsabilità di tutti ad abbassare i toni per evitare che l’aumento degli episodi di violenza e di intolleranza in occasione di manifestazioni pubbliche possa trasformarsi in gesti non solo incivili ma anche forieri di eventi luttuosi”.

“Signor presidente – ha scritto ieri Gianfranco Fini allo stesso Schifani – ho appreso con preoccupazione le notizie sui tumulti e gli incidenti avvenuti davanti al Senato della Repubblica. Nel condannare con fermezza questo inaccettabile episodio di violenza e di intolleranza, desidero esprimere la intensa solidarietà mia personale e della Camera dei deputati”.

Una presa di posizione netta, che rinforza la distanza tra i palazzi e le piazze. “L’irruzione dei cosiddetti ‘studenti’ a palazzo Madama con lancio di uova, violenze e offese – ha commentato il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone – mi dà un senso di pena profonda per questi segmenti di Italia più giovane allevati all’odio, al rancore, all’aggressione fisica verso ciò che è diverso da loro. Mettono in campo comportamenti da squadristi, e neanche se ne rendono conto – ha rincarato – Sono squadristi inconsapevoli, che neppure sanno di esserlo”.

Una condanna severissima, che ha fatto il paio con la reazione del ministro Maria Stella Gelmini: “Gli studenti che contestano le riforme del governo – ha detto – rischiano di difendere i baroni, i privilegi e lo status quo. Alcuni studenti vengono strumentalizzati da esponenti politici della sinistra che oggi hanno deciso di inscenare una sceneggiata sui tetti delle università. Bersani in questo modo dimostra poco rispettoso nei confronti dell‘Aula che in queste ore sta discutendo una riforma che rivoluziona l’università italiana”.

Il riferimento è, ovviamente, al segretario del Pd, che ha ieri deciso di raggiungere i ricercatori universitari sul tetto della facoltà di Architettura, dove sono saliti per gridare il loro fermo “no” alla riforma dei tagli. “Se tocca a me – ha scandito il leader dei democratici – io tra un anno questa riforma la cambio. Non è una di quelle riforme di cui dire che non me la sento di cambiare. Una riforma non la cambi se hai avuto modo di discuterla, e invece qui – ha continuato Bersani – vanno avanti tanto per andare avanti. Siamo molto preoccupati per quello che si sta facendo in questo Paese. Questa riforma – ha concluso – è un disastro“.

Un concetto condiviso dal governatore della Puglia, Nichi Vendola: “Gli studenti – ha spiegato – riempiono le strade, salgono sui tetti, contro l’idea demenziale di poter colpire al cuore l’istruzione pubblica e l’università pubblica. Nel momento in cui con la crisi bisognerebbe investire di più, investire sulla ricerca, i nostri ricercatori vengono messi su un binario morto. Bisogna investire sulle giovani generazioni che in Italia – ha denunciato il leader di Sel – diventano la generazione del lavoro mai”.

Maria Saporito