Rai, Fazio e Saviano: no ad associazioni pro-vita a ‘Vieni via con me’

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:52

In vista dell’ultima puntata, spunta un nuovo caso a  ‘Vieni via con me’. Questa volta a far discutere è il via libera giunto nel pomeriggio dal Cda Rai alla presenza in trasmissione delle associazioni pro-vita, che potranno così replicare in merito ai casi di Welby ed Englaro già affrontati dai conduttori nella seconda puntata del programma.

Il Cda di Viale Mazzini ha invitato il direttore generale Mauro Masi a individuare, con il direttore di Rai3 Paolo Ruffini, le modalità per consentire la replica da parte di chi è contrario all’eutanasia.

La decisione viene, però, giudicata ”inaccettabile” da Fabio Fazio e Roberto Saviano, i conduttori di ‘Vieni via con me’, che in una nota spiegano come la presenza di queste associazione sia impropria per due ragioni: una ”specifica” e una ”di principio”. Per prima cosa, fanno sapere Fazio e Saviano, ”un cosiddetto diritto di replica alle associazioni pro-vita, significherebbe avallare l’idea, inaccettabile, che la nostra trasmissione sia stata ‘pro-morte’, mentre abbiamo raccontato due storie di vita, sottolineando la pari dignità, di fronte alla prosecuzione artificiale della vita, di chi sceglie di accettarla e di chi sceglie di rifiutarla”. In secondo luogo, ”un programma di racconti, come il nostro non ha la pretesa, né il dovere, né la presunzione di rappresentare tutte le opinioni. Non siamo un talk-show, non siamo una tribuna politica. Se ogni associazione o movimento che non si sente rappresentato da quanto viene detto in trasmissione chiedesse di dire la sua, non basterebbero mille puntate di ‘Vieni via con me”’.

Critico nei confronti della decisione del Cda è lo stesso Ruffini, il quale sottolinea che “‘Vieni via con me’ non è un programma a favore della morte. Anche se ha sfidato in tv il tabu della morte. ‘Vieni via con me’ racconta esperienze di vita – spiega il direttore di Raitre – E’ stato capace di portare in prima serata temi difficili ed angosciosi. Ha dato voce a persone che di rado l’hanno in televisione, non per costruire attraverso di loro contrapposizioni ideologiche né per usarle come armi da brandire in mano ai diversi schieramenti. Credo che sbagli – avverte Ruffini – chi contrappone una storia a un’altra, una esperienza a un’altra. O equipara una esperienza a una tesi politica e costruisce uno scontro ideologico fra dolori”.

Raffaele Emiliano