Riforma Gelmini: Fli affonda ancora la maggioranza

Mariastella Gelmini sola al banco del Governo. Si è appena consumato l’ennesimo strappo nella maggioranza sulla sua riforma. E questa volta viene da un emendamento presentato dal finiano Fabio Granata, passato con 282 voti contro i 261 della maggioranza. Montecitorio calda come le piazze d’Italia invase da studenti che protestano contro il Ministro dell’Istruzione, agitata come l’ingresso di Palazzo Madama presidiato dalla polizia in assetto antisommossa.

E infatti, alla fine del voto, tutta l’opposizione è esplosa in un boato. E il ritratto che l’Ansa offre dell’esito del voto dà il senso di una mobilitazione trasversale che può mettere in ginocchio l’esecutivo in qualsiasi momento: la radicale del Pd Elisabetta Zamparutti che studia assieme a Bocchino, Granata e Della Vedova il fascicolo degli emendamenti. La Gelmini ha subito minimizzato l’esito del voto: “Questa mattina e’ stato approvato un emendamento di scarso rilievo. Mi auguro che non accada che vengano votati emendamenti il cui contenuto stravolga il senso della riforma, non sarebbe accettabile. Se così fosse come ministro mi vedrei costretta a ritirarla.”  La situazione, in effetti, sta diventando delicata e la paura di imboscate cresce di ora in ora.

Già ieri il capogruppo della Lega Marco Reguzzoni aveva chiesto una seduta notturna per accelerare i tempi della discussione e la stessa Gelmini cerca di rassicurare il gruppo di Futuro e Libertà, che minaccia di non votare la riforma nel caso in cui non ci sia copertura finanziaria: attraverso la Legge di Stabilità “è stato recuperato un miliardo, cifra importante che ci consente di affrontare una riforma che è indispensabile”.

Non si placano, invece, le proteste degli studenti in tutta Italia. A Pisa, staccatisi da un corteo di circa 2 mila persone, alcuni studenti stanno occupando la Torre in Piazza dei Miracoli; a Firenze il Padiglione del Polo di Scienze Sociali è presidiato da centinaia di studenti; a Palermo cortei di studenti superiori raggiungeranno la sede del Provveditorato agli studi in Via Praga.

Intanto, dopo l’iniziativa del segretario del Pd Bersani di salire sul tetto della Facoltà di Architettura a Roma, le prime reazioni sono arrivate anche dallo stesso ministro Gelmini: “Oggi il Pd è quello di Bersani che, appunto, sale sui tetti. Non si capisce se in veste di segretario precario piuttosto che di studente ripetente.” Ha poi lamentato l’assenza di un dialogo sulla riforma da parte dei democratici. Un punto che si riallaccia ai tempi di approvazione del ddl. L’obiettivo del governo è, infatti, quello di chiudere la pratica prima del voto di fiducia del 14 dicembre. La Gelmini sta lavorando per questo, appellandosi al senso di responsabilità del Parlamento. Se non dovesse farcela “ciascuno si assumerà le sue responsabilità”.

Cristiano Marti