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Prodi traccia la rotta per il Pd

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Al suo arrivo ieri all’abbazia di Spineto l’aveva detto: “Sono qui per parlare di politca estera“. E di quella Romano Prodi ha parlato al cospetto di una platea attentissima costituita da tutti i “big” del Pd: dal segretario Bersani a D’Alema, da Rosy Bindi a Walter Veltroni. Tutti uniti per seguire la “lezione” del Professore che ha consegnato il resoconto delle sue trasferte internazionali e fornito indicazioni precise.

“È cambiato il lavoro – ha spiegato l’ex premier – ci sono le paure, è chiaro che bisogna prendere decisioni spiacevoli di lungo periodo e questo è in contrasto netto con il tempo elettorale. La democrazia non è solo voto ma prospettiva per il futuro. C’è una contraddizione – ha insistito il Professore – tra costruire il futuro e i comportamenti che fanno vincere o perdere le elezioni. Nel breve termine si affrontano le cose in modo irrazionale”.

Agli ex colleghi Prodi ha manifestato tutta la sua preoccupazione per una fase che potrebbe far precipitare il Paese in una crisi ingovernabile. O in una confusione favorita dal ritorno alle urne. Non solo: a impensierire il Professore è anche la ricaduta internazionale che tale crisi potrebbe portare con sé. Per questo – ha spiegato Prodi – sarebbe auspicabile che il presidente del Consiglio si assumesse le sue responsabilità per scongiurare la rovinosa caduta e agevolasse, piuttosto, l’avvio di un governo di transizione.

Quanto alla gestione delicatissima dei rapporti con gli altri Paesi comunitari: “Nell’Unione europea – ha lamentato Prodi –  noi non ci siamo e quando non ci sei non conti. L’Italia non solo non traccia una linea alternativa, come sta facendo la Germania, ma neanche partecipa alle trattative per prendere i guadagni di quello che si distribuisce”.

“Eppure – ha continuato il Professore, rivolgendosi alla platea radunata nell’abbazia – il ruolo dell’Italia potrebbe essere in questo momento estremamente importante perché possiamo avere ancora carte da giocare. Ma dobbiamo essere attenti e seri – ha concluso l’ex premier – come lo siamo stati quando siamo entrati nell’euro”.

Maria Saporito

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