Svizzera, referendum su espulsione immigrati e tasse ai ricchi

Un discusso referendum verrà votato in Svizzera domenica prossima. Sono due i punti principali sottoposti al giudizio popolare: il problema degli immigrati e la questione delle imposte per i ricchi. Due temi scottanti su cui i cittadini elvetici dovranno misurarsi tra pochi giorni.

Gli stranieri costituiscono una questione delicata per la Svizzera. Rappresentano, infatti, il 21,7% della popolazione e sono spesso impiegati nella manodopera e nell’industria elvetica. Tuttavia, le statistiche ufficiali rivelano che le condanne a carico di cittadini stranieri sono in costante aumento negli ultimi anni. Ad esempio, nel corso dell’anno 2009, nel 59% dei casi, i responsabili degli omicidi erano immigrati. Un numero elevatissimo, soprattutto in considerazione dell’incidenza straniera in Svizzera: 1,7 milioni di immigrati contro 6,1 milioni di abitanti.

Gli elettori dovranno quindi valutare due proposte referendarie. Attualmente, la più recente legge in materia di stranieri, datata 16 dicembre 2005, comprende unicamente la revoca del permesso di soggiorno in caso di condanna, il rifiuto di asilo politico e l’espulsione per condanna definitiva e minaccia alla sicurezza nazionale.

Il referendum è stato lanciato dal partito conservatore Udc (Unione Democratica di Centro) e traccia una linea di ‘tolleranza zero’.  L’espulsione sarà estera a tutti gli stranieri che hanno commesso determinati reati criminali. Si va violenza sessuale, alla rapina, dalla tratta di esseri umani al traffico di sostanze stupefacenti, fino alle truffe e alle frodi. La campagna elettorale è stata pubblicizzata attraverso un manifesto raffigurante una pecora bianca che dà un calcio a quella nera.
La severità della proposta dell’Udc ha spinto il governo elvetico a elaborare una controproposta. Provocatoriamente denominato da Amnesty International come “legge light sull’immigrazione”, tale progetto fissa espliciti criteri per la revoca del permesso e regolarizza le espulsioni a patto che rispettino “i diritti fondamentali e dei principi basilari della Costituzione federale e del diritto internazionale, in particolare del principio della proporzionalità”.

La seconda parte del referendum riguarda la discussione circa l’entità delle imposte all’interno del Paese. La proposta “Per imposte eque”è stata lanciata dal Partito socialista (PS) allo scopo di introdurre aliquote d’imposta minime per redditi elevati e patrimoni ingenti. Il sistema fiscale elvetico è basato sul federalismo, perciò i differenti cantoni possono applicare aliquote diverse. Di conseguenza, molte persone facoltose non esitano a cambiare domicilio verso destinazioni fiscalmente più favorevoli, ovvero i famosi ‘paradisi fiscali’. Secondo il Partito Sociale la concorrenza fiscale è dannosa e non fa altro che accrescere le differenze socio-demografiche della nazione. Per frenarla, propone quindi un’aliquota minima. Tale progetto, sostenuto da tutti i partiti di sinistra, ha sollevato però le ire del governo elvetico e dei partiti di destra.

L’ultima parola spetta tuttavia ai cittadini elvetici, i quali tra pochi giorni saranno fautori delle ardue sentenze. Due referendum che, qualora fossero approvati, potrebbero cambiare l’assetto politico ed economico della Svizzera.

Emanuele Ballacci