Università, Gelmini contro Bersani: “Salendo sui tetti, legittima i violenti”

E’ un ministro dell’Istruzione a tutto campo quello che decide di concedere ben due interviste, la prima alla ‘Stampa’ e l’altra al ‘Corriere della Sera’, per spiegare le ragioni della sua riforma, al centro della protesta a tratti anche violenta degli studenti. Ma prima di tutto, la Gelmini scaglia qualche frecciata velenosa, criticando l’arrampicata del leader del Pd Pier Luigi Bersani sul tetto della facoltà di Architettura a Roma, in segno di solidarietà a studenti e ricercatori in lotta.

”Ma io dico e mi chiedo – spiega il Ministro a ‘La Stampa’ – come fa un uomo di più di 50 anni, segretario di un grande partito, a non capire che così rischia di legittimare gli eccessi? Mi creda: io sono davvero preoccupata, non vorrei che tutto degenerasse, che qualche giovane finisse con il farsi male. In questi giorni la protesta ha già toccato punte di violenza. I politici abbassino i toni. E’ giusto che l’opposizione critichi, chieda cambiamenti, abbia un punto di vista diverso. Ma – si chiede la Gelmini – come si fa a far credere ai giovani che stiamo negando loro il futuro? Si rende conto? Chi dice cose del genere si assume una grave responsabilità”. E ancora: ”Io capisco che il clima è avvelenato da altre questioni, e capisco che l’attuale instabilità non aiuta. Ma almeno su questo tema, sul futuro dei nostri giovani, bisognerebbe avere un approccio diverso. Invito tutti a leggere serenamente il testo. Non è una riforma targata politicamente, ma una riforma nata dalla condivisione del mondo universitario”.

Non finisce qui. Sul ‘Corriere della Sera’, il Ministro alza ancor di più il tono delle critiche: ”Salire sui tetti è diventato di gran moda. E visto che il clima è già teso faccio un appello al senso di responsabilità di tutti. Manifestare il dissenso è una cosa, ma se anche i politici si mettono a cavalcare la protesta – spiega la Gelmini – c’è davvero il rischio che la situazione peggiori e succeda qualche fatto grave”. ”Parlo a tutti – sottolinea l’esponente del governo – perché non sono sorda alle proteste e la riforma è ancora aperta alle modifiche, anche a quelle dell’opposizione”.

Dal Ministro anche un commento sull’emendamento dell’Italia dei valori che vieta di chiamare nelle Università i parenti fino al terzo grad: ”Contrastare la cosiddetta parentopoli – spiega la Gelmini – era un principio contenuto nella riforma fin dall’inizio. Ma stiamo riflettendo su quella norma, si sta studiando una riformulazione per trovare l’appoggio di tutti”, però, ”sul principio, meno parenti e più merito, non torneremo indietro”.

”Questa riforma – spiega il Ministro al quotidiano torinese – è nata dopo due anni di dibattiti politici e di incontri con gli studenti e con il mondo accademico. Tutto è stato ampiamente spiegato, discusso. Adesso salta fuori che la riforma uccide il diritto allo studio! Ma stiamo scherzando? E poi, posso farle un esempio? Per molto tempo l’obiezione principale della sinistra era che mancava una copertura finanziaria. Adesso che il governo ha stanziato un miliardo di euro, l’opposizione dovrebbe prendere atto che almeno quel problema è risolto. E invece, niente”.

La Gelmini torna poi a parlare di una protesta “anomala”, che troverebbe alleati i baroni e una minoranza di studenti: ”Se guardi la tv – spiega il Ministro – sembra che siano la maggioranza. E invece la maggioranza è in università, a studiare” e ”sinceramente è una protesta che mi stupisce molto. Quegli studenti – ripete non senza un po’ di fantasia – non capiscono che stanno difendendo non i propri interessi, ma quelli dei baroni? La riforma introduce criteri di merito nell’assegnazione delle cattedre, evita le parentopoli, abolisce i rettori a vita… Ma lo sanno questi studenti che in Italia abbiamo rettori in carica da 20-25 anni? Con la riforma non dureranno più di sei anni.

Dalla Gelmini, dunque, un riferimento ai criteri di merito che andranno a sostituire la distribuzione delle risorse a pioggia. “Chi dimostrerà di aver tenuto alta la qualità della ricerca e della didattica – spiega il Ministro – avrà risorse, chi lavorerà male non ne avrà più. Le sembra sbagliato? Non possiamo negare che ci siano stati casi di cattiva gestione, di sprechi, di assunzioni di parenti”.

I ricercatori non diventeranno, invece, precari: ”Una sciocchezza. I ricercatori sono precari adesso, molti lo restano fino a 60 anni. Noi abbiamo dato ai ricercatori una prospettiva che prima non avevano: dopo due contratti potranno diventare associati con un concorso”. Quanto ai tagli da più parti lamentati, ”la moltiplicazione delle sedi e dei corsi – spiega la Gelmini riferendosi al passato – è stato un approccio quantitativo che ha portato a sprecare moltissime risorse, a danno anche dei corsi di laurea più importanti e più frequentati. L’obiettivo non è che ogni ragazzo abbia un’università sotto casa. Ma che ogni ragazzo abbia una buona università. Basta con i corsi fantasma e con quelli che producono disoccupati”.

”L’unica strada da percorrere – conclude il Ministro – è quella del merito. E il merito in Italia fa paura perché scardina tutto un sistema, imperniato anche su rapporti personali, familistici, non si può mettere a repentaglio la vita dei giovani per quattro voti in piu”’.

Raffaele Emiliano