Berlusconi apre a Casini, che lo affossa e sogna Montezemolo

Gli attacchi al Quirinale, una telefonata violenta, al limite dell’isteria, in onda su Ballarò, i repentini cambi di strategia per il futuro, da “elezioni subito” alle aperture al centro e a destra…difficile capire se il Presidente del Consiglio stia mettendo in campo una raffinatissima tattica di disorientamento, volta, come già in passato, a farsi credere spacciato in attesa di giocare l’asso nella manica vincente, o se, più semplicemente, il caos regni ormai sovrano nella maggioranza e nei progetti del premier, che vede sfumare di ora in ora qualsiasi possibilità di uscire indenne dalla crisi voluta da Gianfranco Fini.

Certo è che, in questi ultimi giorni caratterizzati dalle numerose e determinate manifestazioni studentesche e alla vigilia di una manifestazione nazionale indetta dalla Cgil che si preannuncia oceanica, Silvio Berlusconi è riuscito a collezionare solamente porte chiuse ad ogni tentativo di rafforzare una maggioranza che, se ancora esiste, risulta ogni giorno più precaria
Dopo le aperture del leader centrista Pierferdinando Casini, che domenica scorsa aveva parzialmente assunto l’ipotesi di un Berlusconi bis allargato, subito osteggiata da una levata di scudi da parte del mondo della politica e dell’economia, era stato proprio Berlusconi, mercoledì, a rispolverare l’apertura al centro.

Il premier, infatti, aveva avanzato all’UdC una proposta di accordo che prevedeva l’appoggio esterno dei centristi, al fine di “assicurare al Paese un Governo e una maggioranza assolutamente stabile” e “dimostrare che non pensa solo al tornaconto del proprio leader”.
Incassando, tra l’altro, il via libera del senatur Umberto Bossi, intervenuto prontamente per esprimere il pieno sostegno della Lega ad una simile svolta politica.

A niente sono valsi, tuttavia, gli sforzi dei due condottieri della maggioranza per rafforzare le fila di un Governo che procede incontrollato verso il baratro.
Ancor prima che lo stesso Casini rispondesse con piccata ironia al premier (“Com’è buono e premuroso Berlusconi, ci tiene tanto. – ha commentato nella serata di ieri – Ma non perdiamo tempo”), era stata proprio quell’aula di Montecitorio che sancirà probabilmente la fine dell’esecutivo a palesare l’inesistenza di qualsiasi convergenza fra l’asse PdL-Lega e il centrodestra targato Fini-UdC.

Nelle stesse ore in cui il premier apriva a Casini, infatti, i deputati centristi e i finiani si adoperavano, in più di un’occasione, per mandare sotto il Governo durante le votazioni per l’approvazione della riforma Gelmini sull’Università.
Uno strumento inequivocabile per lanciare, una volta di più, un netto segnale di rottura con il passato di quella Casa delle Libertà che nessuno ricostruirà più.

E non è certo casuale che, proprio mentre Fini e Casini stanno scaricando definitivamente la becera destra “berlusconian-leghista”, Luca Cordero di Montezemolo, uomo di Confindustria e sogno proibito del “terzo polo” centrista, abbia scelto di compiere un passo in avanti nella sua “discesa in campo”.
“Sarebbe necessario – ha spiegato in serata a Milano – cambiare la legge elettorale per rinnovare la classe dirigente o anche pensare ad una lista civica nazionale aperta ai giovani e alle molte eccellenze civili di cui l’Italia è ricca, una lista civica nazionale capace di unire moderati e riformisti di entrambi gli schieramenti”.

Una “lista civica nazionale” casualmente (?) vicina anche nel nome a quel “Partito della Nazione” caldeggiato come costituente moderata in più di un’occasione dallo stesso Casini.
Con un occhio di riguardo, naturalmente, per qualsiasi possibile governo tecnico di “transizione”; unica formula, ad oggi, capace di riunire, per la felicità dei poteri economici di banche, Confindustria e finanza e senza passare dalle forche caudine delle elezioni anticipate, “moderati e riformisti di entrambi gli schieramenti”.

Mattia Nesti