Montezemolo lancia una lista civica. Sempre più verso la discesa in campo

Se da Fabio Fazio aveva detto che si è arrivati ad “un cinepanettone giunto ai titoli di coda”, Montezemolo lancia la sua idea per una nuova sceneggiatura partitica da Milano, alla Scuola di Formazione Politica di Cacciari. Repubblica.it riporta le sue parole: “Una grande lista civica nazionale, un grande movimento che non attinga (sul sito del Giornale la frase diventa che attinga) dal serbatoio della politica nazionale.” E ancora: se dalla poltrona di Che tempo che fa aveva accennato alla noia di un film che vede recitare sempre i soliti attori, ieri il Presidente della Ferrari è uscito dalla metafora: “da vent’anni abbiamo una trentina di persone che cambiano i nomi ai partiti come fossero dei marchi: si spostano un po’, ma sono sempre gli stessi”.

Probabilmente inizia da qui il percorso politico di Montezemolo, che sempre di più sembra prendere forma. E il cammino inizia parlando anche di voto, e di astensione: “Oggi l’astensionismo è più vicino al 40% che al 30%, riguarda entrambi gli schieramenti e, tra i giovani, è visto come l’unica arma per cambiare le cose”. Un affondo che dà l’idea di come lo stesso Montezemolo possa e voglia diventare il Papa straniero del panorama politico italiano; l’uomo che sarebbe capace di portare una ventata di novità fra l’elettorato. Certo, guardandola da questa prospettiva, Montezemolo partirebbe con un importante punto di forza. Presentarsi come leader (o semplice promotore di un movimento) che rompe finalmente gli schemi della politica tradizionale; che punta ad un “terzo polo civico” diverso da quello che ha in mente Casini.

Per il numero uno di Maranello un battesimo politico celebrato in questo modo avrebbe gioco facile, dando vita ad una lista vergine dalla trama di alleanze ed accordi che hanno allontanato gran parte dell’elettorato dalla politica. E su questo aspetto Montezemolo potrebbe creare il suo slogan programmatico. D’altronde già nelle sue parole sui governi degli ultimi anni, si scorge più di un ammiccamento al suo futuro elettorato: “Il centrodestra ha vinto le elezioni perchè c’era la peggior maggioranza che la Repubblica ha avuto. C’è un’opposizione che in questi due anni ha guardato dal buco della serratura, è andata sui tetti ma non ha espresso una cultura alternativa.

Un centrosinistra, quindi, incapace di governare. Ma anche un centrodestra che è al governo non certo per suoi meriti, e che rischia di bruciare in soli due anni una maggioranza schiacciante in Parlamento. Un fallimento che necessita, sempre secondo Montezemolo, la revisione della legge elettorale, che porta con sé il male di un premio di maggioranza “assurdo che non esiste in nessun Paese democratico al mondo. Basta con questo bipolarismo da derby di calcio dove uno è contro l’altro”. Frase, quest’ultima, che però sottovaluta una prospettiva niente affatto imprevedibile: se il bipolarismo è il racconto di un derby di calcio, l’ingresso di un terzo polo alternativo a quello che si sta definendo in Parlamento potrebbe diventare la triste cronaca di una rissa da stadio.

Cristiano Marti

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