Bondi e le pazze spese bulgare

A “inchiodare” il ministro della Cultura, Sandro Bondi, ci sarebbe una lettera che il 25 agosto scorso ha raggiunto la scrivania dell’omologo bulgaro, Vezhdi Rashidov. Un invito con il quale il nostro, annunciando la consegna di un premio speciale al film “Goodbye mama” in occasione del Festival internazionale di Venezia, esortava il ministro bulgaro a raggiungerlo al Lido con una delegazione di artisti del suo Paese.

La pellicola “incriminata” è quella di Michelle Bonev, cara amica del premier bulgaro e di Silvio Berlusconi, che – secondo quanto rivelato da “Il Fatto Quotidiano” – avrebbe chiesto ai suoi influenti conoscenti un riconoscimento per il lavoro svolto. Una richiesta che il presidente Berlusconi avrebbe poi girato a Sandro Bondi, il quale – in piena estate – si sarebbe adoperato per inventarsi una targa speciale da destinare alla “fatica” della bella produttrice. Ma ad infiammare ulteriormente la polemica arriva adesso la notizia che a sostenere i costi della trasferta bulgara (autorizzata dal premier Borissov il 30 agosto) sia stato il dicastero retto da Sandro Bondi.

Ne è certo Vezhdi Rashidov, che intervenendo in diretta telefonica a una trasmissione televisiva bulgara, ha fornito (in modo un po’ concitato) la sua versione dei fatti. Ad esplicita domanda dei giornalisti: “Ministro, chi ha pagato il viaggio per raggiungere l’Italia?”, il responsabile della Cultura in Bulgaria ha tagliato corto: “E’ una domanda che non dovete rivolgere a me, quando vado ospite da qualche parte, nel momento di andare via, non chiedo a chi mi ha ospitato se ha lo scontrino del supermercato. Ringrazio educatamente per l’ospitalità – ha detto il ministro bulgaro – e arrivederci”.

“Il contribuente bulgaro – ha precisato Rashidov – non ha speso un centesimo per questo viaggio. Vi dirò di più, questo film è una coproduzione tra il ministero della Cultura italiano e quello bulgaro. Probabilmente per la crisi che c’è e per gli scandali gli italiani si rifiutano di confermare che le spese sono state pagate da loro“. Probabilmente, o forse lo stesso Rushidov – come ipotizzano i giornalisti bulgari – si è fatto coinvolgere nei giochi di una ragazza che si è intestardita con la macchina da presa. “Ministro, si sente sfruttato da una bella ragazza che per capriccio vuole fare la regista e vuole ottenere addirittura un premio al Festival di Venezia?” chiedono ancora i giornalisti. “Questo non m’interessa – ha risposto Rashidov – quello che mi interessa è che per la prima volta dopo 20 anni alla Biennale di Venezia si è sentito parlare di Bulgaria”.

E poco importa se a favorire il ritorno in grande spolvero della delegazione bulgara sul red carpet sia stata una targa tarocca, istituita forse per oliare, con l’aiuto di una comune amica, nuove trattative tra il governo italiano e quello bulgaro.

Maria Saporito