Cure palliative, assistenza domiciliare negata per 6 italiani su 10

Sei italiani su 10 vivono in zone prive di centri dedicati all’assistenza domiciliare e hanno a carico tutte le spese che l’assistenza specifica a domicilio richiede. Il problema è stato evidenziato dal rapporto dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), che descrive la mancanza organizzativa dei servizi nei centri di assistenza già esistenti, dove sarebbe necessario potenziare il personale medico e infermieristico specializzato.

Il rapporto, presentato a Firenze nell’ambito del congresso della Società italiana di medicina generale (Simg) rileva l’inadeguata assistenza domiciliare ricevuta da un paziente in fase terminale di malattia per circa 36 milioni di persone in Italia: per 6 milioni di loro, l’unica figura di riferimento è il medico di famiglia, con una spesa di 3 mila euro al mese a carico della famiglia. Una cifra troppo alta, tanto più se si considera che una programmazione centralizzata efficiente costerebbe 8 euro l’anno a cittadino.

Nel 2009, medici di medicina generale, palliativisti e infermieri hanno firmato un documento di “consenso”, formato di 10 punti, mirati ad affermare in una collaborazione multidisciplinare e multiprofessionale, la necessità di una responsabilità clinica sia sul piano assistenziale che, su quello individuale. Il 15 marzo 2010, è stata disposta la legge n. 38 che “tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore”.

L’offerta di questi servizi si dimostra in molti casi lacunosa, disomogenea sul territorio nazionale, poco flessibile. È scarsamente organizzata e, quindi, incapace di garantire in modo adeguato accessibilità, continuità delle cure, multidisciplinarietà dei trattamenti e integrazione tra i diversi setting assistenziali. È buono fortunatamente il livello di qualità delle strutture che erogano le cure, più della metà garantisce continuità assistenziale h 24, nel 90% dei Centri la presa in carico dei malati è entro le 72 ore  e circa il 60% delle strutture ha la fornitura diretta di farmaci, presidi ed ausili.

“Per la prima volta si è realizzata in Italia un’indagine a tappeto che ci ha permesso di scattare una fotografia completa ed aggiornata e di capire quali sono i punti deboli” dice Pierangelo Lora Aprile, responsabile cure palliative della Simg.

Adriana Ruggeri