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La trilogia della villeggiatura di Toni Servillo: recensione

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Inchino e cappello per l’impresa d’altri tempi del Sior Servillo, che ribadendo l’operazione impavida di Giorgio Strehler, rimette in scena in una sola sera il trio di spettacoli di Goldoni (variazioni sul tema della Villeggiatura: Smanie, Avventure e Ritorno) per uno spettacolo di oltre 3 ore.

Come si era già notato nei precedenti lavori teatrali di Servillo ed in particolare in “Sabato, Domenica e Lunedì” (testo di De Filippo di cui aveva curato la regia ed era stato protagonista in un esplosivo tandem con Anna Bonaiuto) anche per questo testo il modus operandi registico dell’artista napoletano tende a strutturare una “perfetta macchina teatrale” in cui ogni attore sia tenuto a disegnare il suo territorio ed intrecciarlo con quello altrui usando millimetrica precisione.

La performance del Sior Servillo è come al solito luminosa e degnamente accompagnata a braccetto da quella di alcuni colleghi, i quali riescono a mescere la sincerità dell’essere in scena con il distacco della “maschera” di personaggi macchiettistici: fra questi spiccano, appunto, il Signor Filippo (portato in scena da Paolo Graziosi come un adorabile inetto che tanto ricorda la commovente tenerezza di Gilberto Govi), il Signor Guglielmo (stereotipo assoluto nell’interpretazione di Tommaso Ragno: recitato spingendosi spudoratamente oltre ogni limite di realismo, ma impeccabile nella sua monosillabica comicità e toccante nel suo essere indolente, prima, e impotente di fronte alla “legge”, dopo) e della Signora Sabina (vedova insoddisfatta, trascurata e insofferente, grottesca e saggia, perdente e romantica con i sentimenti, ma nel finale vincente e padrona negli “affari” di cuore, interpretata da Betti Pedrazzi, attrice che insieme ad Andrea Renzi, Tommaso Ragno, Paolo Graziosi e Gigio Morra appartiene, per evidenti ragioni di sensibilità artistica, agli aficionados della compagnia diretta da Toni Servillo).

Da parte sua il regista si ritaglia all’interno dello spettacolo un ruolo secondario, quello dello scroccone, “nani” milanese per l’occasione, buffone che vive del cibo degli altri e, ciò nonostante, li beffa e li irride, mettendo in dubbio il loro effettivo potere nei confronti del prossimo.

Preciso e nitido il lavoro scenografico e il disegno delle luci (scene e costumi di Carlo Sala e Ortensia De Francesco, luci di Pasquale Mari): sono da apprezzare la semplicità delle strutture, la chiarezza del tratto, che sopravvive al tipico horror vacui nostrano, e il rispetto della tradizione della classica struttura scenica della commedia Goldoniana, senza la necessità di rispettare troppo risultando “antiquato”.

L’uso delle musiche e degli effetti sonori, anche se sfruttati in maniera superficiale, sortiscono l’effetto di creare, con semplicità, le atmosfere necessarie.

Ai giornalisti che l’hanno interrogato riguardo alla sua scelta di debuttare nuovamente al PICCOLO di Milano con la Trilogia di Goldoni, Toni Servillo ha risposto affermando che: “Ciò che conquista della Trilogia della villeggiatura è la sua assoluta originalità, la sua perfetta architettura teatrale. Sotto i nostri occhi, nello svolgimento delle tre commedie, assistiamo, come se si trattasse di un romanzo, alla trasformazione dei personaggi in “persone” i cui destini, le cui emozioni, ci riguardano e ci toccano profondamente.
I preparativi per la villeggiatura, l’ansia per la partenza, il tempo disteso delle partite a carte, delle conversazioni estive, a cui seguono i silenzi malinconici del rientro in città, hanno una scansione temporale, un movimento emotivo, un migrare sentimentale fatto di attese e delusioni, di speranze e conflitti, di ottimismo ed infelicità.
I personaggi che via via incontriamo sembrano raccontarci un oggi animato dalla necessità di “esserci” piuttosto che di “essere”, da una ricerca ostinata e nevrotica della felicità, dall’incapacità di intravedere, all’orizzonte, novità che sostituiscano le abitudini.
Goldoni ci offre un’analisi lucida e cruda di quel mondo, che è anche il nostro. Un mondo in cui i sentimenti e i destini sono spesso trattati con fredda aridità, alla stregua di una partita doppia.

Ed effettivamente la Trilogia della Villeggiatura è all’interno della stagione teatrale milanese uno spettacolo da non perdere, anche se, ad essere sinceri, il risultato, forse a causa dell’assenza di Servillo nei ruoli trainanti, non è a livello dei suoi precedenti lavori.

Infatti, malgrado l’imponente presenza e coscienza scenica di “Servillo y aficionados”, quelli che dovrebbero essere i due motori trainanti dell’azione – forse perché “non in serata” – funzionano bene nel comico a breve termine, ma molto meno nello sviluppo a lungo termine della trama e nella comicità di più ampio respiro, trainando in maniera poco incisiva il gioco drammatico – nella partitura comica – e non riuscendo a trivellar a fondo l’animo dello spettatore.

Così il motore razionale che a tutti porta equilibrato benessere, il “Signior Fulgenzio” – per una defezione interpretato da Marco D’Amore per una defezione di Gigio Morra – e il motore romantico, Giacinta, follemente amata, prima, e follemente amante, poi, non riescono a dar vita fino in fondo al “dramma” di quest’opera, lo scontro fra ragione e sentimento in un mondo borghese e grottesco.

In conclusione decisamente un buon lavoro, ma senza lode e senza quel sublime a cui siamo forse troppo abituati dal Sior Servillo e Compagnia. E quel che ci resta alla chiusura del sipario è il ricordo di un Goldoni che, senza più maschere e dialetti, lascia che romantici e amorosi vengano schiacciati dalla mediocre saggezza avvelenata del Polonio di turno,  quasi amaramente a dichiarare che – forse – siam fatti della stessa materia di cui sono fatti i soldi…

LA TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA

una produzione Teatri Uniti / Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

adattato da “Trilogia della villeggiatura”
di Carlo Goldoni
regia Toni Servillo

Andrea Renzi Leonardo
Francesco Paglino Paolino
Rocco Giordano Cecco
Eva Cambiale Vittoria
Toni Servillo Ferdinando
Paolo Graziosi Filippo
Tommaso Ragno Guglielmo
Anna Della Rosa Giacinta
Chiara Baffi Brigida
Gigio Morra Fulgenzio
Alessandro Errico Berto
Betti Pedrazzi Sabina
Mariella Lo Sardo Costanza
Giulia Pica Rosina
Marco D’Amore Tognino

scene Carlo Sala
costumi Ortensia De Francesco
luci Pasquale Mari
suono Daghi Rondanini
aiuto regia Costanza Boccardi

Antonio Fesce