Asia Bibi: l’Alta Corte blocca la grazia del Presidente

Islamabad, 29 novembre. La più alta istituzione della magistratura pakistana ha intimato un brusco stop ad una favorevole conclusione della vicenda di Asia Bibi, la ragazza cristiana condannata a morte per blasfemia. A riferirlo sarebbe stato proprio un avvocato dell’accusata, Allah Bakhsha Leghari.

Asia, secondo le leggi vigenti in Pakistan, dovrebbe essere giustiziata tramite impiccagione, a causa di una denuncia subìta per aver offeso il profeta Maometto, rendendosi così autrice di un gesto blasfemo. Il Presidente Zardari, avrebbe voluto concedere la grazia alla ragazza ancor prima del processo d’appello, ma l’Alta Corte di Lahore ha impedito allo stesso Zardari di procedere in questa direzione.

A spingere per non concedere la grazia ci sarebbe l’importante fazione sunnita, spaventata dalla possibilità che una tale concessione possa gettare il paese nell’anarchia. La stessa Corte che ha emesso stamattina l’ordinanza, dovrà confermare la sua sentenza nel processo d’appello, non ancora fissato. Zardari si augura che quest’ultimo si concluda con un’assoluzione. Lo stesso sembra comunque intenzionato a graziare la ragazza anche in extremis.

Bibi fu condannata a morte l’8 novembre; durante una concitata discussione con alcune musulmane si sarebbe resa responsabile di alcune offese al profeta. Una condanna simile in Pakistan non è mai stata eseguita, Asia Bibi, dovesse essere giustiziata, rappresenterebbe il primo caso nella storia del Paese. Il caso, parallelo a quello di Sakineh, ha destato l’attenzione dei media e dei politici di tutto il mondo, mobilitatisi allo scopo di scongiurare l’impiccagione della condannata a morte.

A.S.