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Bistecche clonate, la Gran Bretagna dice si

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L’agenzia inglese che controlla gli standard degli alimenti in commercio sul mercato britannico ha dato il via libera alla commercializzazione di bistecche che provengono da animali clonati.

Per la Food Standards Agency (Fsa), l’ente in questione la cui decisione solleverà non poche polemiche di ogni genere, non vi è alcuna differenza tra il cibo che deriva dal bestiame tradizionale e quello che proviene da bovini manipolati geneticamente.

Secondo gli esperti britannici non ci sarebbero danni alla salute. Come dire, quindi, via libera alla carne clonata”.

La conclusione della Fsa dà il via alla commercializzazione di latte e carni clonati nell’intera Gran Bretagna, in perfetta controtendenza con quanto stabilito dalla Commissione europea, che proibisce la vendita a scopo alimentare di carne e latte ottenuti con la clonazione per i prossimi cinque anni e autorizza queste tecniche unicamente per la ricerca medica e la produzione di farmaci o per la salvaguardia di razze in via d’estinzione.

Per Andrew Wadge, ricercatore e coordinatore della Food Standards Agency, gli alimenti prodotti da bestiame clonato “non hanno evidenziato elementi di preoccupazione per eventuali allergie, intossicazioni e altri effetti collaterali”, aggiungendo che “carne e latte che provengono da bovini dal Dna modificato e dalla loro progenie non mostra differenze sostanziali dalla carne e dal latte prodotta in modo convenzionale”.

I cultori del cibo naturale e tradizionale forse rimpiangeranno il salvataggio della Fsa da parte del Governo britannico nel luglio di quest’anno, dopo un dibattito politico perdurato dal 2000, anno della crisi della mucca pazza, alla scorsa estate.

Anche se gli scettici non mancano nemmeno quando etichettiamo come “naturale” il cibo che quotidianamente mettiamo, o troviamo, sulle nostre tavole.

Marco Notari