D’Alema apre la strada al governo tecnico. Berlusconi si dimetta

Questa non è solo una crisi di governo: è una crisi di sistema, dice Massimo D’Alema.
La normale alternanza tra destra e sinistra rischia di essere una risposta debole, insufficiente. Oggi c’è bisogno di un grande sforzo di responsabilità nazionale, quasi un impegno di natura costituente. Anche perché la crisi finanziaria minaccia l’Europa e rischia di segnarne un drammatico declino.

D’Alema torna a far politica sul serio, cercando un ruolo di spicco all’interno del Pd.
La sua linea è chiara.
La soluzione alla crisi politica sta nelle dimissioni di Berlusconi e nella nascita di un governo di transizione, sostenuto da tutte le forze di maggioranza e di opposizione disponibili.
Il Pd è pronto ad assumersi questa responsabilità. E se Berlusconi dicesse no, portando l’Italia alle elezioni, allora lo schema «costituente» dovrebbe tradursi in una coalizione inedita, la più larga possibile, riunita attorno ad un programma di salvezza nazionale.
Praticamente una coalizione insomma che comprenda Pd, Udc e Fli.

Se Berlusconi ottenesse la fiducia il 14 dicembre?
Ma che vittoria sarebbe prevalere di un voto o due? Basta osservare dieci minuti i lavori della Camera per capire che il governo non ha più una maggioranza, che non può governare. Se il 14 dicembre ottenesse la fiducia, questo sarebbe il più grande fattore di instabilità. Anzi, sarebbe per Berlusconi il pretesto per chiedere le elezioni anticipate dopo le feste di Natale. È una linea politica irresponsabile, di fronte alla quale spero che emergano nel Pdl idee costruttive come quelle che Beppe Pisanu finora esprime quasi in solitudine.

Sulle elezioni il Pd non mostra timori, il Pd non ha paura del voto. Considero le elezioni anticipate una prospettiva comunque migliore rispetto al mantenimento dello status quo. Ci sono però momenti in cui la politica dovrebbe essere capace di andare oltre l’interesse di parte. Questo è un passaggio molto difficile per l’Italia, come lo fu a metà degli anni ’70 o nei primi anni ’90. Non siamo davanti a una normale crisi di governo. Si è esaurita una stagione. C’è qualcosa che non funziona nel nostro bipolarismo: del resto anche noi pagammo a caro prezzo la difficoltà del governare in un sistema ormai in affanno. Dare vita oggi a un governo di transizione è un atto di responsabilità nazionale.

D’Alema cerca quindi di spianare la strada al governo tecnico, chiunque lo voglia lo voti, dice, Udc, Fli, Idv e Pd. Torna quindi l’ipotesi un governo di transizione, D’Alema vorrebbe approfittare della volontà di Fini di cambiare la legge elettorale prima del possibile voto.
Se ciò avverrà, dopo Berlusconi, sarà il governo tecnico a dover avere la fiducia.

Matteo Oliviero