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Haiti, elezioni presidenziali: brogli, scontri e morti. Allarme Onu

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Bassa affluenza, brogli, incidenti e due morti. È il bilancio delle elezioni presidenziali che si sono svolte ieri a Haiti. L’Onu ha espresso la sua preoccupazione per l’escalation di violenze. I risultati non saranno diffusi prima del 5 dicembre e, in caso di ballottaggio, le nuove votazioni si terranno il prossimo 16 gennaio.

Oltre 4,7 milioni di persone erano chiamate ieri alle urne per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica haitiano, al posto dell’uscente René Preval. Tuttavia, a causa dell’epidemia di colera, l’astensionismo si è dimostrato molto elevato, soprattutto poiché l’attuale legge elettorale prevede che il diritto di voto possa essere esercitato unicamente nel luogo di origine. Poco più del 50% degli elettori ha espresso realmente il proprio voto, tuttavia molti già gridano alla “frode di massa”.

La protesta, guidata da Mirlande Manigat, candidata favorita nei sondaggi, con l’appoggio di 12 candidati su 18, contesta numerosi brogli, chiedendo l’annullamento delle votazioni. Secondo la donna, infatti, alcune urne erano già piene di schede compilate prima che aprissero i seggi. Inoltre, l’agenzia di stampa iberica “Efe”, ha riferito che alcune persone avrebbero votato più volte in differenti seggi. Un portavoce della Manigat, Patrice Dumpond, ha inoltre rincarato la dose: “Non si può nemmeno parlare di brogli, è un vero e proprio sequestro delle elezioni”.

Nessuna pietà per le disastrose condizioni in cui il Paese versa a causa del colera. Il gioco della politica va avanti quasi ignorando le centinaia di migliaia di disperati, sia vittime dell’epidemia sia sfollati e accolti in accampamenti di emergenza in seguito al terremoto dello scorso gennaio. Un’indecenza secondo molti che ha dato origine a violenti scontri e incidenti e che, secondo i media internazionali, ha causato anche due morti.

L’Onu aveva invitato tutti a “mantenere la calma”, tuttavia la situazione non appariva affatto semplice. A Desdunes, città a 150 km dalla capitale Port-au-Prince, i caschi blu sono stati costretti a sparare contro la folla inferocita e armata con coltelli e machete per ristabilire l’ordine.

Le prime elezioni “democratiche” haitiane confermano la complessa condizione sociale e politica del Paese, abbandonato a sé e ignorato dal mondo. La speranza di votazioni regolari si è trasformata nell’amara constatazione di un clima di illegalità endemico che regna nella cultura e nella società haitiana.

Emanuele Ballacci