Rinviata la riforma della giustizia. In Cdm dopo il 14 dicembre

Doveva essere presentato al Consiglio dei Ministri domani il pacchetto di novità sulla giustizia annunciato da Berlusconi nei giorni scorsi.
E’ slittato invece a dopo il 14 dicembre, ovvero il giorno in cui Senato e Camera si pronunceranno sulla fiducia al governo.
E’ stato proprio il ministro della Giustizia Alfano a far slittare il provvedimento per non mettere altra carne al fuoco.

Resta fermo uno dei cinque punti su cui Berlusconi ottenne la fiducia nelle scorse settimane, in attesa del passaggio parlamentare dunque.
In vista del quale Gianfranco Fini, nel corso del forum di presentazione dei risultati della ricerca del club Ambrosetti sulle riforme istituzionali in Italia, sarebbe tornato a legare il voto all’introduzione di una nuova legge elettorale.
Mentre l’ex ministro finiano Andrea Ronchi, chiede “massima responsabilità da parte di tutti”.

Accantonata dunque l’idea di portare martedì davanti ai ministri anche il disegno di legge costituzionale sul Consiglio superiore della magistratura e sulla separazione delle carriere tra giudici e pm, il restante pacchetto di riforme della Giustizia sarebbe stato composto da un decreto legge (con misure urgenti per abbattere l’arretrato nel civile) e da due disegni di legge (riforma della magistratura onoraria; modifiche al decreto legislativo 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche). Questi ultimi tre testi erano stati diramati per la riunione del preconsiglio che si è tenuta lunedì mattina.

In più, si aggiunge, il premier in questi giorni sarebbe troppo assorto da numerosi impegni internazionali: attualmente si trova in Libia e poi dovrebbe andare in Kazakistan e infine a Soci. Un’altra spiegazione del rinvio, che circola in queste ore in Transatlantico, è quella secondo la quale si cercherebbe di evitare di inasprire ulteriormente gli animi mentre gli indecisi in Parlamento, sul fronte della fiducia, non sarebbero così pochi.

Berlusconi quindi appare sicuro di ottenere la fiducia, se non lo so fosse avrebbe sicuramente preso provvedimenti dato che uno stop della Corte Costituzionale al Legittimo Impedimento riaprirebbe per il premier le porte del tribunale, anzi dei tribunali visto che si riaprirebbero diversi processi a suo carico.

Matteo Oliviero