Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Cronaca: Ultime Notizie di Cronaca

Se la moglie di Libero Grassi difende il presidente Lombardo

CONDIVIDI

Quindici mesi fa ricorreva il diciottesimo anniversario dell’uccisione di Libero Grassi, imprenditore siciliano ribellatosi al pizzo e per questo punito. Quel giorno di fine agosto il cielo era un po’ nuvoloso e il caldo non era più quello cocente da estate siciliana. D’altronde settembre era alle porte, anche se sulla terra di Tomasi di Lampedusa, spesso, pure le stagioni cambiano ma solo in apparenza.

Quella domenica a Palermo a ricordare il coraggio di Grassi c’erano un po’ tutti: le associazioni che avevano dichiarato la propria lotta al racket, quelle che sembravano volere iniziare ad alzare la testa e sicuramente anche qualcuno che la testa preferiva usarla per guardarsi le punte dei piedi. Per prudenza, si intende. In Sicilia, non si sa mai, c’è sempre il rischio di inciampare in una buca nell’asfalto disastrato. O in uno sguardo fuori posto.

Anche la vita di Pina Maisano è legata alla fine di un mese, non fosse altro che proprio di fine settembre essa è iniziata e precisamente il giorno ventinove dell’anno ventotto dello scorso secolo. Le cronache di allora ricordano la morte dell’aviatore Pierluigi Penzo, di ritorno dalle operazioni di salvataggio dei superstiti del dirigibile Italia. Pina Maisano è stata la compagna di vita di Libero Grassi e dal giorno dell’uccisione il suo nome ha sempre riecheggiato la forza del marito nel dire no al pizzo, alla mafia, a tutti coloro che infettano la Sicilia con il ricatto e la sopraffazione.

A chi le chiese cosa ne pensasse della presenza dello Stato nel ricordare la scomparsa del marito, quel giorno di fine agosto a Palermo, Pina tutt’altro che sibillina rispose: «Se lo Stato sono le forze dell’ ordine e la magistratura, allora la sua presenza c’ è ed è tangibile. Se per Stato intendiamo invece i rappresentanti formali, allora non mi interessa che ci sia», per poi aggiungere «Palermo non è una città che è amministrata male, ma semplicemente una città non amministrata».

Palermo. Città di arancine e panelle, di sangue e ribellione silenziosa che cuoce dentro, per poi trovare sfogo nell’isteria cittadina che popola le strade colpite dal cancro incurabile del traffico alla Johnny Stecchino. Ma Palermo è anche altro, specialmente da qualche tempo. Come dimenticare quel 29 giugno 2004 – ancora la fine di un mese – quando Palermo si svegliò tappezzata da adesivi che riportavano la scritta: «Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità». Era nata AddioPizzo.

Quella frase era stata indirettamente ispirata da Pina Maisano, la donna che dopo la conclusione del processo sui responsabili dell’uccisione del proprio sposo, più che dichiararsi soddisfatta per i trenta ergastoli comminati, aveva detto: «Dopo tutti questi anni la cosa che più mi sorprende e mi amareggia è che tutti continuano a pagare e tutti fanno finta di niente». La dignità era sottintesa. Quella che aveva difeso Libero nel suo cammino verso la fine e quella che i ragazzi di AddioPizzo volevano fare riscoprire alla città nella ricerca di un nuovo inizio.

Il tempo scorre su Palermo – e sulla Sicilia tutta – i giorni, i mesi, gli anni si accavallano disordinatamente. Ogni tanto si sente dell’arresto di un affiliato ai clan, qualche altra volta si spara ancora. AddioPizzo, nel frattempo, è cresciuta ma il momento dell’addio al racket è ancora lontano per i siciliani.

Il presente vede Raffaele Lombardo nel ruolo di governatore, con il suo quarto governo in due anni, gli ex amici del Pdl all’opposizione e il Pd come nuovo compagno di banco. Tutto deve cambiare in Sicilia, eh.

I siciliani oggi come ieri – domani? – si trovano governati da qualcuno che è sospettato di aver avuto rapporti con la mafia. Lo stesso politico che sedici anni fa  assegnava l’appalto per i pasti dell’ospedale catanese Vittorio Emanuele ad un’azienda il cui proprietario, l’ex presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini, lo aveva ringraziato per la fiducia concessagli con un assegno da cinque miliardi di lire. AddioPizzo si è fatta sentire anche stavolta, facendosi portavoce del sentimento civile di quei siciliani che ritengono poco consono avere al governo un uomo sospettato di fare merenda con Cosa Nostra. Il sistema che governa il racket, lo stesso che chiuse gli occhi a Libero Grassi strappandolo all’amore della sua Pina. La donna della dignità, degli occhi dritti in faccia, che come il marito non aveva mai avuto paura delle buche tra l’asfalto.

Qualche giorno fa, Pina Maisano è tornata a parlare in difesa del governo Lombardo, riprendendo i ragazzi dell’associazione che vogliono dire addio al male sociale che uccise il marito Libero. La donna, oggi ottantottenne, ha commentato la richiesta di dimissioni rivolta a Lombardo dicendo «Non condivido per niente la presa di posizione dei ragazzi di AddioPizzo su Lombardo, sbagliano. Questo è il migliore dei governi possibili».

La fermezza della moglie dell’imprenditore ucciso deriva dal sapere che nella giunta del governatore Lombardo vi sono persone come Caterina Chinnici, figlia di Rocco Chinnici, magistrato ucciso dalla mafia,  come Massimo Russo, un altro magistrato puro e duro oppure e infine come Giosuè Marino, commissario nazionale antiracket.

In Sicilia ci si sente disorientati e si fatica a trovare le parole per commentare e giudicare. Sembra una mosca cieca dove ci si è dimenticati di togliere la benda e  in cui non si può smettere di sentircisi roteati.

Perché tutto cambia? Ma soprattutto… cambia?

Nella foto: una scena del film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti.

Simone Olivelli