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Wikileaks, Arabia e Israele chiesero a Usa una guerra contro l’Iran

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L’Arabia Saudita spinse per una guerra contro l’Iran, chiedendo l’intervento degli Stati Uniti, che tuttavia declinarono l’offerta. Il principale timore derivava dalla costante implementazione del programma nucleare iraniano. E tale paura era condivisa anche da altri Stati dell’area mediorientale.

Secondo i documenti segreti rilasciati ieri da Wikileaks, il celebre sito fondato dall’hacker australiano Julian Assange, Re Abdullah dell’Arabia Saudita avrebbe ripetutamente chiesto agli Usa di attaccare l’Iran per mettere fine al programma nucleare di Teheran”. Tuttavia, oltre i sauditi, anche Giordania e Bahrain avevano espresso la loro preoccupazione riguardo la creazione di una potenza “bomba atomica” da parte dell’Iran, puntando il dito contro il potere destabilizzatore che tale armamento potesse avere nei Paesi vicini. “I pericoli che deriverebbero dal tentativo di fermarli – aveva affermato Re Hamad del Bahrain – sono minori di quelli che dovremmo affrontare se lasciassimo fare”.

Sulla stessa linea d’onda anche Israele ed Egitto. “Israele non può permettersi di sottovalutare l’Iran – aveva tuonato Amos Yadlin, capo dell’intelligence militare israeliana – e di essere colto di sorpresa, come lo furono gli Stati Uniti l’11 settembre 2001”. In poche parole, secondo israeliani ed egiziani, gli Usa avrebbero dovuto aiutare tutti gli stati limitrofi all’Iran nella costruzione di armamenti militari adeguati per rispondere a un eventuale attacco.

Le esplicite richieste per chiedere l’intervento statunitense non fanno altro che confermare l’appoggio di buona parte Medio Oriente all’Occidente e agli Usa nella lotta contro la politica autocratica di Ahmadinejad.

In un altro documento, si legge il resoconto di un colloquio avvenuto a Parigi tra Jean-David Levitte, ambasciatore francese negli Usa, e Philip Gordon, sottosegretario di Stato americano. Proprio quest’ultimo, riferendosi al governo di Ahmadinejad avrebbe affermato che “l’attuale regime iraniano è di fatto uno Stato fascista ed è arrivato il momento di decidere delle prossime tappe”.

I file diffusi da Wikileaks sono stati riportati stamane da cinque più importanti quotidiani internazionali, quali New York Times, The Guardian, Le Monde, El Pais e Der Spiegel.

Gli avvertimenti americani rivolti ai paesi potenzialmente coinvolti nei documenti di Wikileaks non sono serviti a molto. Un turbine di polemiche e dissensi è piovuto contro gli Stati Uniti da tutto il mondo e probabilmente non si placherà facilmente. Anche l’Italia non è esente da colpe, ma questa è tutta un’altra storia.

Emanuele Ballacci

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