Eni-Gazprom, il gasdotto South Stream costerà 15,5 miliardi

La costruzione del South Stream, il gasdotto che porterà il gas dalla Russia e l’Asia centrale verso l’Europa, avrà un costo pari a circa 15,5 miliardi di euro anzichè i 10 inizialmente stimati.

A renderlo noto è il colosso russo Gazprom, partner di Eni per la joint venture che con il progetto South Stream porterà il gas in Europa del sud dal mar Caspio via Balcani.

“Ai prezzi attuali, la parte basata a mare costerà 10 miliardi e quella a terra in Europa circa 5,5 miliardi”, ha comunicato Gazprom in un articolo sul proprio sito web, confermando quanto anticipato ad ottobre da Marcel Kramer, capo esecutivo del progetto, per il quale l’opera sarebbe costata più di quanto preventivato e che la prima fornitura di gas non verrà immessa nei condotti prima del 2015.

South Stream è, insieme a Nabucco, uno dei due gasdotti con cui l’Europa conta di diversificare le fonti con cui soddisfare la domanda interna di gas naturale e rientra in un piano energetico europeo ad ampio raggio.

Mentre Nabucco ha il ruolo di allentare la dipendenza energetica dalla Russia portando il gas ad Ovest dall’Asia centrale aggirando l’ex repubblica sovietica, South Stream è il risultato di una joint venture tra il monopolista russo Gazprom e l’italiana Eni e porterà in Europa il gas russo tagliando fuori l’Ucraina, rendendo così più stabili le forniture compromesse negli ultimi anni dalle perduranti controversie tra Kiev a Mosca.

In entrambi i gasdotti sembra avere un ruolo cardine la Turchia, che recentemente ha concluso un accordo con il Qatar, terzo produttore mondiale di gas, e che ambisce ad entrare in Europa come un vero e proprio hub energetico, e in entrambi i casi si finisce per coinvolgere necessariamente l’Iran, che diverrebbe un passaggio obbligato per la diversificazione energetica continentale.

L’accordo per il progetto Eni-Gazprom, ancora, coinvolge Ankara per i lavori d’esplorazione nelle sue acque territoriali dove dovrebbero passare le condotte della South Stream e nella stessa capitale si è firmato l’accordo per la costruzione dell’altro gasdotto, il Nabucco.

Per il momento, comunque, il governo turco, considerato uno dei promotori delle due iniziative, non dovrebbe entrare a far parte del consorzio italo-russo.

Marco Notari